PD Brindisi: la politica ed il diavolo

Riceviamo e pubblichiamo una nota della Segreteria Cittadina del PD Brindisi

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Anche oggi Michele Errico, ex sindaco ed ex Presidente della Provincia, dispensa fantasiose ricostruzioni del suo agire politico al solo fine di giustificare come mai lui, già tessera numero 1 del Partito Democratico, sia oggi capolista di una lista targata UDC in una coalizione di centro-destra, dopo essere stato Garante della Legalità dell’amministrazione Carluccio; al netto del “respiro nazionale ed europeo del suo programma fatto proprio dal Presidente Tajani”, il senso dell’intervento odierno è “Ho bussato a tutte le porte, mi hanno aperto solo loro, lì sono entrato”.

Definire ondivaga, altalenante e, sostanzialmente, inaffidabile la posizione politica di Michele Errico è un dato di fatto, asseverato dalle sue quotidiane osservazioni ed interventi mediatici, e, pertanto, appare disutile ed improduttivo il confronto politico

Quello che invero ci ha molto colpito e ci ha indotto a prendere posizione sul punto è stato un altro intervento di Michele Errico, apparso sul Quotidiano di mercoledì 9 maggio dal titolo “La città la disegnano i brindisini e non le élite”

In questo articolo Michele Errico, al fine di giustificare il suo impegno politico in un ambito ove qualcuno (Riccardo Rossi, candidato sindaco della coalizione PD-BBC-LeU) lamentava inquietanti presenze di alcune personalità, sostanzialmente affermava che lui si trova lì per cercare di convertire il male in bene e riportava come chiosa finale il seguente pensiero:

“Come mi hanno insegnato i Maestri il bene e il male è in ognuno di noi; il bene lo troviamo dappertutto ed il male puo’ convertirsi in bene con la comune volontà di essere vicini a tutti con la umile disponibilità al perdono sociale, al conforto, alla consolazione ed alla commozione”

Sul punto, a riprova della inutilità della mission perseguita da Michele Errico, riporto l’intervento di Papa Francesco a Santa Marta apparso sulla stampa in data 8.5.2018, dal titolo :

“Con il diavolo non si dialoga, è un cane rabbioso che morde”

A Santa Marta Papa Francesco mette in guardia dai «colpi di coda» del demonio: «È uno sconfitto, un condannato a morte, ma sa come sedurci. E noi scemi gli crediamo»

È «rabbioso», è «pericoloso», è un condannato già «sconfitto» ma proprio per questo bisogna evitare ogni contatto e stare attenti ai suoi «colpi di coda» che possono essere mortali. Papa Francesco a Santa Marta è perentorio: al diavolo «non bisogna avvicinarsi mai», «non dialogare» con lui, non interagire in alcun modo. Il demonio «è un condannato, è uno sconfitto, è un incatenato che sta per morire», ma «è capace di fare delle stragi». Si traveste da angelo di luce, ma è «un angelo di ombra, un angelo di morte».

Certo, «è tanto difficile capire che è uno sconfitto»: «il diavolo è un seduttore», ha «questa capacità di sedurre», «sa quali parole dirci» perché «si presenta con grande potere, ti promette tante cose, ti porta dei regali – belli, ben incartati – “Oh, che bello!” – ma tu non sai cosa c’è dentro – “Ma, la carta fuori è bella”».

Lui «ci seduce con il pacchetto senza farci vedere cosa c’è dentro. Sa presentare alla nostra vanità, alla nostra curiosità, le sue proposte». Proposte che «sono tutte bugie», perché – non lo dimentichiamo – Satana è «il padre della menzogna», «il grande bugiardo» che «sa parlare bene» ma solo per «ingannare».

Il problema è che a noi «piace essere sedotti». Quando si toccano certi punti «compriamo tutto» e «cadiamo nella tentazione». «Noi, scemi, crediamo», osserva Bergoglio. Attenzione, il rischio è altissimo. Questa luce del demonio che sembra folgorante «come il fuoco d’artificio» non dura, svanisce, non è come la luce del Signore che invece è «mite» e «permanente».

Dobbiamo allora «essere attenti al diavolo», esorta il Papa, come Gesù nel deserto dobbiamo «vigilare, pregare e digiunare». Così si vincono le menzogne, le seduzioni, le belle parole e i bei regali che mascherano in realtà solo inganni. Cominciamo da «non avvicinarci a lui» perché, come diceva un Padre della Chiesa, è come un cane «arrabbiato», incatenato a cui però è meglio non dare neppure una carezza perché morde. E fa male.

Evitiamo anche – ribadisce il Pontefice, come già in altre occasioni – qualsiasi tipo di dialogo con lui. Rischiamo di finire come Eva, che «si è creduta la grande teologa ed è caduta». L’esempio da seguire è sempre e solo Gesù che, nel deserto, «risponde con la Parola di Dio. Caccia i demoni, alcune volte gli chiede il nome ma non fa un dialogo con loro».

E se non lo fa Gesù, figuriamoci noi: «Con il diavolo non si dialoga, perché lui ci vince, è più intelligente di noi», ripete ancora più nettamente Francesco. L’unica cosa da fare è ’’pregare, fare penitenza, non avvicinarci, non dialogare con lui’’

Stimato Michele Errico, il suo tentativo è dunque destinato a fallire, non vi è possibilità di dialogo con il diavolo, né ci si puo’ illudere di convertirlo al bene, la città va disegnata dalle persone perbene che hanno a cuore il futuro della città, non da quelli che l’hanno ridotta in questo stato e, nascosti da foglie di fico, cercano di ritornare per darle il colpo di grazia.

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