Al teatro Fasano di Taviano l’8 e 9 novembre la cooperativa salentina Costruzioni Teatrali “Poieofolà” presenta Edipo Re e Antigone

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L’8 e 9 novembre la cooperativa salentina Costruzioni Teatrali “Poieofolà”, con il patrocinio e la collaborazione straordinaria del Comune di Taviano, riporta a teatro le proprie imponenti e visionarie messinscena di “Edipo Re” e “Antigone”. Si tratta delle due tragedie di Sofocle già protagoniste della prima edizione de “Il Tempio della Fole”, rassegna di dramma antico e teatro di letteratura di scena in primavera nel Palazzo Baronale di Collepasso. Saranno adattate questa volta per il Teatro Fasano di Taviano. “Edipo Re” giovedì 8 novembre, “Antigone” venerdì 9 novembre, con inizio alle ore 21 (vietato ai minori di 14 anni).
Entrambe le opere vengono attualizzate mantenendo la classicità, con l’inserimento della recitazione in metrica greca, in distici elegiaci e trimetri giambici, sui testi tradotti e adattati in italiano da Roberto Treglia, direttore artistico della cooperativa e regista degli spettacoli, che propone una chiave di lettura inconsueta e un allestimento “visionario”. E’ lui, tra l’altro, ad interpretare Edipo, mentre veste i panni di Antigone, nell’omonima rappresentazione, l’attrice romana, di origini salentine, Francesca Trianni. Interprete d’eccezione è poi la cantante salentina Cinzia Corrado, che da voce e corpo al tormento e alla perversione della Sfinge, il famelico mostro mezzo donna e mezzo leone, che con il suo canto malato molesta il popolo di Tebe. Il resto del cast è formato da artisti di tutte le età, provenienti da tutta Italia, di cui molti pugliesi. Tra gli interpreti anche due bambine salentine di 6 e 8 anni.
Gli “eroi” di Edipo Re e Antigone incarnano appieno il molteplice aspetto della natura umana e della grandezza spirituale confrontandosi con l’inevitabile equilibrio di ordine cosmico esercitato dalla legge del fato secondo il principio del -μηδὲν ἄγαν-, mai eccedere. Frutto del pensiero antropologico di un unico autore, imbastite dal filo conduttore di un’unica regia, quella del giovane salentino Roberto Treglia, seguono una successione temporale narrativa ben concatenata durante la quale lo spettatore, come se si affacciasse sull’azione da una finestra preferenziale, può vivere le vicende tragiche di una stirpe, passando prima dal padre e poi dalla figlia.
Attualizzare ritornando alle origini. Sul palco il sapore metallico del sangue, suoni sinistri di un querulo canto di mostri mitologici, colori scuri e un’atmosfera tetra e insana (equalizzando il tutto per la salvaguardia del pudore, al limite della decenza!). L’azione dei personaggi in un ambiente in continua trasformazione e la recitazione frammista al canto e alla danza.