Caso Gimmi, Antonino (Pri): “Quando la burocrazia uccide i sogni”

Riceviamo e pubblichiamo una nota del Capogruppo del PRI Gabriele Antonino relativo ad un interrogazione consiliare sul caso del signor Gimmi Cosimo, un ex dipendente del Ministero della Difesa costretto a vivere su una sedia a rotelle ed in precarie condizioni economiche che non riesce ad entrare in possesso dell'alloggio che gli è stato assegnato a distanza di quasi 10 mesi dal provvedimento del Commissario Prefettizio con cui si disponeva, per la famiglia del Signor Gimmi e per altri 5 nuclei famigliari, l'affidamento in comodato gratuito di appartamenti sequestrati alla criminalità organizzata.

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Nella giornata odierna consegnerò una interrogazione urgente al Sindaco per il caso del Signor Gimmi Cosimo.

Si tratta di un ex dipendente del Ministero della Difesa costretto su una sedia a rotelle e che da anni combatte una battaglia per avere un alloggio dignitoso e idoneo alle sue precarie condizioni di salute.

Attualmente vive in un appartamento ammobiliato unitamente alla moglie e tre figli. Si tratta di un alloggio assolutamente inidoneo alle sue condizioni di salute e per il quale corrisponde un canone esoso se rapportato alle sue condizioni economiche atteso che il Signor Gimmi è l’unico a percepire un reddito in famiglia, peraltro di ridotta entità. Dopo aver beneficiato per alcuni anni di un contributo da parte della Amministrazione Comunale per il pagamento del fitto ora il Signor Gimmi deve farvi fronte con la sua modesta pensione.

Finalmente sembrava che la sua situazione avesse trovato un rimedio, sia pure temporaneo. Un sogno che si avverava.

Il Signor GIMMI aveva avuto assegnato dal Commissario Prefettizio, in via provvisoria e per sei mesi, un alloggio sequestrato alla criminalità organizzata. Stante l’urgenza e le precarie condizioni economiche e di salute del Signor Gimmi alla deliberazione commissariale era stata data immediata esecutività.

Tanto accadeva il 21 febbraio di quest’anno.

Purtroppo il Signor Gimmi non aveva fatto i conti con la burocrazia comunale che ha ritenuto l’immobile di dimensioni eccessive rispetto alla composizione del suo nucleo famigliare, disponendone la divisione.

Ad oltre 10 mesi dalla data in cui la Deliberazione del Commissario è stata adottata il Signor Gimmi non ha ancora potuto prendere possesso dell’alloggio che gli era stato assegnato: nulla si sa sulla esecuzione dei lavori di divisione dell’appartamento e sui tempi di consegna dell’immobile che, magari, come spesso accade, rischia nel frattempo di essere occupato abusivamente da altri nuclei famigliari bisognosi.

Dopo che ogni tentativo di avere risposte dalla Amministrazione Comunale si è rivelato vano il Signor GIMMI si è dovuto rivolgere alla Procura della Repubblica per chiedere il rispetto delle proprie ragioni. Ma sarebbe davvero triste se ciò dovesse avvenire per un intervento della Magistratura.

Ancora una volta l’immagine dell’Amministrazione Comunale ne sarebbe lesa.

Ho pertanto chiesto al Sindaco di fornirmi notizie sulla esecuzione dei lavori di divisione dell’immobile e di farmi avere risposte certe quanto ai tempi di consegna dell’alloggio.

Non sono solito interessarmi di casi singoli, dal vago sapore elettoralistico, nella consapevolezza che il disagio abitativo è uno dei problemi più gravi con cui deve misurarsi l’Amministrazione.

Ma vanificare una decisione assunta da un Commissario Prefettizio, senz’altro alieno da condizionamenti, non farebbe che aumentare la diffidenza dei cittadini nei confronti delle Istituzioni oltre che rappresentare una offesa ad un uomo che è stato un servitore dello Stato e che oggi versa in difficili condizioni economiche e di salute e meriterebbe ben altro rispetto.

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