Bilancio Rossi, PRI: “ Solo chiacchiere e distintivi”

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Le linee guida del bilancio di previsione che sarà sottoposto allesame del Consiglio Comunale nella seduta del 2 maggio hanno formato oggetto di un primo esame da parte della Segreteria Cittadina del PRI e del Gruppo Consiliare.

Perplessità e preoccupazioni sono state espresse dai dirigenti repubblicani innanzitutto per le modalità ed i tempi con cui si è giunti alla discussione di questo fondamentale documento contabile.

Dopo tanti annunci roboanti si è dovuto aspettare la diffida del Prefetto per fissare la data in cui la discussione sul bilancio di previsione approderà nella Assise Cittadina.

E si è scelto lultimo giorno utile prima dellavvio delle procedure di scioglimento del Consiglio Comunale ancora una volta per strozzare il dibattito e non consentire a tutte le forze politiche rappresentate in Consiglio Comunale di poter esprimere proposte ed indicare soluzioni alternative a quelle formulate dallEsecutivo.

Nessuna forma di consultazione è stata poi avviata con le parti sociali a fronte dellimpegno assunto in campagna elettorale di dar vita finalmente ad un bilancio partecipato.

Nel merito il primo bilancio della Giunta Rossi non si discosta da quelli approvati più di recente dalle varie amministrazioni e dalle gestioni commissariali.

Ad una operazione verità” sul fronte delle entrate tributarie e dei crediti diventati oramai inesigibili hanno fatto riscontro una serie di tagli orizzontali che ancora una volta riguarderanno il settore dei servizi ai cittadini ipotizzando, in particolare, una riduzione della spesa per i minori non accompagnati e per il sostegno che lAmministrazione Comunale offre alle famiglie indigenti bisognose di cure mediche in strutture sanitarie lontane dalla nostra città.

Ben altro ci aspettavamo nel settore dei servizi sociali che grava sul bilancio del Comune per circa 14 milioni di euro allanno!

Avevamo proposto in campagna elettorale e poi in Consiglio Comunale e nella apposita Commissione Consiliare linsediamento di una struttura di governance che monitorasse tutti gli affidamenti esterni in quel settore, caratterizzato da una cronica carenza di personale, per verificare la qualità e la quantità dei servizi offerti ai cittadini in convenzione con strutture esterne.

Allo stesso modo ritenevamo necessaria una verifica della permanenza dei requisiti di coloro i quali beneficiano della assistenza da parte della Amministrazione Comunale,attivando ed implementando la piattaforma resettami nata proprio con lo scopo di incrociare i dati di quanti sono stabilmente inseriti nel circuito dei servizi garantiti dal Comune di Brindisi e scovare gli eventuali furbetti.

Piattaforma che, giova ricordarlo, costa alla Amministrazione decine di migliaia di euro allanno.

Anche sul fronte delle entrate si è dato spazio alla finanza creativa ipotizzando dismissioni di immobili e terreni di proprietà del Comune, attivazione della discarica comunale di contrada Autigno e sanatorie di impianti fotovoltaici che bel difficilmente produrranno i ricavi attesi.

Tra i terreni da dismettere sono stati inserite le aree della zona 167 di Tuturano ed il compendio di Parco Bove, recentemente entrato a far parte del patrimonio comunale nellambito del cosiddetto federalismo demaniale, senza che si riesca a capire se ciò comporterà la rinuncia a dar luogo alla costruzione di alloggi di edilizia economica e popolare o il definitivo abbandono del Piano di recupero del quartiere Paradiso, in cui lutilizzo dellarea su cui insistono le baracche di Parco Bove assumeva un ruolo fondamentale, e senza aver risolto prima a monte il problema di garantire a tutti gli attuali occupanti delle baracche una adeguata sistemazione abitativa.

Quanto alla discarica più volte abbiamo ricordato che la sua riapertura passa attraverso il rilascio di una nuova AIA essendo la precedente oramai scaduta da tempo.

Infine, ancora più aleatoria appare la possibilità di ricavare ben 2,5 milioni di euro dalla sanatoria di impianti fotovoltaici realizzati in difformità dalle autorizzazioni ottenute.

Si tratta di impianti la cui attivazione avvenne a seguito una semplice Denuncia di Inizio di Attività (DIA) come consentiva allepoca la normativa di settore dettata dalla Regione Puglia.

Ebbene a seguito della Legge Madia il potere di contestare eventuali difformità urbanistiche e di obbligare gli autori a forme di sanatorie onerose pena lattivazione di procedure di revoca delle autorizzazioni in autotutela si esaurisce entro tre anni dalla conclusione dei lavori.

Il rischio, quindi, è di attivare forme di contestazione che porterebbero alla revoca degli incentivi da parte del Gestore del Sistema Elettrico (GSE) senza che quelle difformitàurbanistiche possano essere concretamente sanate, generando entrate per lAmministrazione Comunale.

Tanto più che molte delle aree in cui insistono quegli impianti sono oggi gravate da vincoli di varia natura introdotti dagli strumenti di pianificazione regionale (da ultimo il Piano Paesaggistico Territoriale Ambientale) che renderebbero impossibile la sanatoria.

Insomma: il rischio è che si generino contenziosi infiniti senza alcun beneficio per lAmministrazione.

Se lobiettivo che si intendeva perseguire era quello di eliminare definitivamente le condizioni di deficit strutturale in cui versa il Comune di Brindisi temiamo che ancora una volta difficilmente potrà essere conseguito!