Brindisi, truffa del Rolex, la polizia ferma due persone recidive nel sistema dell’assegno falso

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La scorsa primavera un professionista della provincia decide di vendere il suo Rolex e per questo si affidava a un noto portale del commercio on line.
L’uomo viene prontamente contattato e la conclusione della compravendita si perfeziona in una banca del posto: il prezioso oggetto viene pagato con un assegno circolare di cui si accertava persino la genuinità mediante il rituale scambio di informazioni tra gli istituti di credito, prima dell’operazione conclusiva di accredito su conto corrente.
Dopo qualche giorno dal perfezionamento della compravendita, emerge la truffa.
La banca avvisa il venditore del Rolex, suo cliente, che l’assegno utilizzato per il pagamento è falso, e quindi niente denaro sul conto corrente.
Al cittadino, sbalordito dalla vicenda, non resta che la querela per truffa e si presenta in questura ove spiega la vicenda di cui rimaneva vittima nonostante le precauzioni adottate, tra cui l’interessante dettaglio dell’accertamento della reale copertura dell’assegno secondo le antiche regole del “benefondi”.
Gli agenti delle volanti avviano le indagini basandosi solo sui fotogrammi estrapolati dalle immagini che la banca fortunatamente mette a disposizione.
Il recapito telefonico utilizzato per i contatti che portavano alla vendita del bene portavano a un cittadino extracomunitario irreperibile.
L’uomo che acquistava il Rolex e pagava con un assegno non è di Brindisi, per cui gli investigatori interessano i colleghi delle altre provincie limitrofe, ma non emergeva nulla di utile per le indagini avviate. L’attività investigativa porta il personale delle volanti in una città della Toscana ove pochi giorni prima si era consumata una vicenda assolutamente identica nelle modalità. Lo scambio di informazioni tra le questure dei due capoluoghi porta a significativi risultati e al coinvolgimento di altri uffici.
In tutti i casi di cui si viene a conoscenza un punto fermo: la banca da cui si origina l’assegno riconduce alla provincia di Caserta. L’Istituto contattato risulta a sua volta vittima di fraudolenta intromissione nei propri sistemi telematici, circostanza per cui formalizzava tempo addietro apposita denuncia e al momento in cui gli agenti delle volanti di Brindisi eseguivano gli accertamenti apprendevano delle indagini in corso di svolgimento in altre città.
Dall’attività investigativa svolta in sinergia con altre Questure, emergeva come i soggetti coinvolti nella truffa risultavano scambiarsi i ruoli (compratore, palo, autista).
Per i fatti avvenuti a Brindisi gli agenti delle volanti denunciavano per la truffa due persone: la persona che materialmente ha preso l’orologio pagando con un assegno rivelatosi del tutto falso e l’accompagnatore autista, peraltro rinviati a giudizio da qualche giorno.

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