Droga profumata al gelsomino dall’Albania a Brindisi nei tubolari dei gommoni. Condannati 6 brindisini

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Condannati 6 brindisini, erano stati arrestati il 17 novembre 2018 su ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dal GIP del Tribunale di Brindisi su richiesta della locale Procura della Repubblica, responsabili, a vario titolo, di concorso in detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti con l’aggravante specifica di averne commercializzato ingenti quantità. Oltre 250 kg di marijuana e mezzo chilo di cocaina sequestrati durante le indagini. Sono stati i primi in ambito nazionale a escogitare l’originale ed efficace sistema di trasbordo di ingenti quantitativi di stupefacente dalle coste albanesi al Salento, inserendolo nei tubolari di un gommone, unitamente ad alcuni diffusori di essenze profumate al gelsomino per eludere il fiuto dei cani antidroga. L’attività dei Carabinieri della Compagnia di Brindisi ha permesso di documentare una florida attività di spaccio nei Comuni di Brindisi, nella frazione di Tuturano e nel Comune di Torchiarolo (BR), trarre in arresto in flagranza di reato 4 persone, impedire la commissione di spedizioni punitive nei confronti di alcuni acquirenti di stupefacenti inadempienti nei pagamenti, vittime di minacce e ritorsioni anche di una certa gravità, accertare l’utilizzo di “telefoni dedicati” utilizzati esclusivamente per l’illecita attività e garantirsi la sicurezza nelle comunicazioni e rinvenire 245 involucri in cellophane di sostanza stupefacente di tipo marijuana, celata nei tubolari di un gommone per complessivi 2 quintali e mezzo, nonché mezzo chilogrammo di cocaina.
Gli arrestati sono stati condannati con il rito abbreviato dal GUP del Tribunale di Brindisi, a pene variabili: Maurizio Lasalvia a 6 anni, 5 mesi e 20 giorni; Cesare Iaia a 6 anni; 3 anni e 4 mesi a Giuseppe Ferrero; 3 anni e 6 mesi a Cosimo Damiano Laporta; 4 anni e 4 mesi a Pierpaolo Maiorano e 2 anni e 5 mesi per Mattia Pano.
Soggetti ritenuti responsabili, a vario titolo, di concorso in detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti, con l’aggravante specifica di averne commercializzato ingenti quantità. L’incipit dell’attività è scaturito da una perquisizione effettuata dai Carabinieri della Stazione di Torchiarolo alla fine del dicembre del 2017, all’interno dell’officina e dell’abitazione di uno degli indagati. L’atto di polizia giudiziaria fece emergere un elemento importante, posto che le unità cinofile rilevarono la pregressa presenza di stupefacente in una cassettiera della scrivania. Ecco perché le oltre 4500 Stazioni Carabinieri, capillarmente diffuse su tutto il territorio nazionale, rivestono una funzione fondamentale nei rispettivi territori: esse costituiscono un privilegiato sensore operativo per la raccolta e la prima elaborazione delle informazioni. Quindi, la prossimità di questi reparti alle popolazioni, con le quali vivono in stretta simbiosi nei territori su cui insistono, rappresenta effettivamente un valore aggiunto.
L’indagine, condotta da gennaio a settembre 2018, non ha fatto altro che confermare che il traffico di droga, soprattutto marijuana, proveniente dall’Albania sulla rotta delle sigarette di contrabbando, è uno dei business della criminalità brindisina. La dimostrazione più eloquente è rappresentata dal sequestro dei 250 kg di marijuana nei tubolari di un gommone, con il singolare sistema di occultare lo stupefacente in quelle cavità, stratagemma poi replicato in altri sbarchi successivi. Gli indagati, nei colloqui intercorsi tra di loro, oltre a utilizzare telefoni dedicati, si esprimevano con una loro terminologia convenzionale.
L’approvvigionamento di un chilo di cocaina veniva denominato “un pollo intero”, “…se puoi, portarmi un pollo intero ti do un acconto…”, mentre per richiedere le dosi di cocaina la locuzione utilizzata era “il motore 350 mi serve, ti faccio uno squillo appena parto”.
Il Giudice per le Indagini preliminari in sede di emissione di ordinanza ha potuto così rilevare la gravità complessiva dei fatti addebitati agli indagati, la cessione quotidiana e sistematica di ingenti quantitativi di sostanze stupefacenti del tipo cocaina e marijuana. Altro importante elemento è rappresentato dall’entità dei proventi ricavati alquanto rilevante, nonché i consolidati contatti di alcuni degli indagati oltre Adriatico con le organizzazioni criminali che si dedicano all’illecita attività nel Paese delle Aquile.