TORRE SANTA SUSANNA – Un episodio dai risvolti alquanto macabri. In due avrebbero abusato sessualmente di una ragazza disabile di 19 anni di Torre Santa Susanna, condotta in delle campagne di Avetrana. Provvidenziale è stato l’intervento di alcune docenti della giovane, che hanno immediatamente allertato il Commissariato di Mesagne.

L’attività investigativa è circoscritta al solo mese di gennaio scorso, ma non si esclude che le violenze possano riguardare anche i precedenti mesi o anni. Al temine delle indagini, gli agenti del Commissariato di Mesagne, coordinati dal dottor Vincenzo Maruzzella, hanno arrestato C.D., di 29 anni, di Torre Santa Susanna, e convivente della sorella maggiore della vittima, e D.Q.S, 46enne, rintracciato in provincia di Milano e cognato del 29enne. I reati imputati ai soggetti sono atti sessuali ripetuti in danno di una persona maggiorenne disabile, con l’aggravante di aver approfittato della fiducia nonché delle condizioni di inferiorità psichica della vittima. Entrambi, perché in concorso tra loro, almeno in un’occasione, hanno costretto la giovane vittima a subire violenza sessuale di gruppo contro la sua volontà.

Gli agenti sono venuti a conoscenza della sconcertante vicenda nel decorso mese di febbraio, quando hanno ricevuto una denuncia da parte della dirigente scolastica e di un’insegnante di sostegno di un istituto secondario della provincia di Brindisi. I docenti hanno riferito che, il giorno prima della denuncia, una loro alunna, affetta da disabilità del tipo cognitivo lieve, aveva fatto rivelazioni di particolare gravità circa una possibile violenza sessuale subita. La rivelazione fatta alle insegnanti era contenuta in un biglietto che la ragazza aveva scritto di propria mano, su un foglio di carta esibito in Commissariato e acquisito per consentire lo svolgimento delle indagini, subito avviate d’intesa con la Procura di Brindisi.

Nello svolgimento delle attività investigative, si è evinto che i reati si sono consumati in Avetrana (TA) nel gennaio scorso e, pertanto, gli atti sono stati trasmessi alla Procura di Taranto per competenza territoriale. Le indagini, che sono proseguite con le necessarie cautele in relazione alla situazione soggettiva della vittima e dal racconto di questa (ascoltata in audizione protetta e con l’aiuto di una psicologa quale consulente del P.M., Antonella De Luca) è emerso che le violenze sessuali subite dalla ragazza, erano inflitte da C.D. (agricoltore), convivente della sorella maggiore della vittima e dal cognato di quest’ultimo, D.Q.S. (dipendente di una azienda municipalizzata del comune di Milano), sposato con la sorella.

Successivamente, è emerso come in una circostanza C.D., uscito di casa con la scusa di andare a buttare la spazzatura, aveva convinto la vittima a seguirlo per poi appartarsi con lei in campagna alle porte di Avetrana, dove poi si è consumata la violenza. In un’altra circostanza la violenza è avvenuta nei pressi di un’abitazione nell’agro di Avetrana. Riscontrando ancora il racconto della vittima, è ancora emerso che anche D.Q.S. aveva abusato sessualmente della ragazza e che due episodi sono stati consumati, sempre nelle campagne di Avetrana, quando i soggetti si sono trovati in loco per un breve soggiorno. Non finisce qui. Le indagini hanno consentito di riscontrare un’altra parte del racconto della vittima, ossia quella della violenza di gruppo, compiuta dagli arrestati: atto consumato sempre in campagna quando i due arrestati hanno approfittato a turno della vittima. Non solo: dopo aver compiuto gli atti sessuali, hanno minacciato verbalmente la giovane donna di non riferire nulla ai familiari, meno che mai alla sorella maggiore.

Dal racconto emerge come la ragazza avesse vissuto quanto subito come palese ingiustizia, tanto da richiedere di essere collocata in una struttura che aveva in precedenza frequentato e in cui si era trovata molto bene.

Una volta ricostruito il tutto, il P.M. inquirente, della Procura di Taranto ha chiesto al GIP, dottor Pompeo Carriere, la misura cautelare che ha indicato nell’esecuzione in regime di detenzione in carcere per la gravità dei fatti accertati.

Tommaso Lamarina