Turismo

“Il porto di Brindisi non ha l’attenzione che merita. Nonostante la necessità, dei lavori di allungamento pista atterraggio neppure l’ombra”

BRINDISI – Era il 22 ottobre 2018, quando si millantò l’inizio dei lavori per allungamento della pista dell’aeroporto di Brindisi, con conseguente innalzamento del limite aereo per l’ingresso di navi ed imbarcazioni. La consegna dei lavori sarebbe dovuta essere proprio oggi, 6 agosto 2019, cioè, 286 giorni dopo l’annuncio dello scorso anno. Ad oggi, è ancora tutto fermo e di quella famosa “pietra da posare” neppure l’ombra; eppure sono stati stanziati ben 51 milioni di euro, cifra non proprio irrisoria. Teodoro Titi, presidente OPS, non ne può più di vedere penalizzato ancor più il porto di Brindisi e sbotta: “Il porto è in coma e si cacciano i medici che provano a rianimarlo. Ma noi non molliamo”.

Facciamo un passo indietro di, appunto, 286 giorni. In conferenza, fu detto “Sono iniziati i lavori di adeguamento infrastruttura di volo della pista 13/31 dell’aeroporto di Brindisi, che porterà effetti positivi anche sul porto, con l’innalzamento del cono d’atterraggio, che consentirà a navi più grandi di entrare liberamente nel porto”. Il presidente dell’Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico Meridionale, Ugo Patroni Griffi, disse: “Credo che sia una giornata epica, quando mi sono insediato come presidente, il primo problema del porto di Brindisi era il cono d’atterraggio come interferenza tra porto ed aeroporto. Oggi tutti i porti fanno concorrenza per essere homeport, la qualifica di homeport determina ricchezza, perchè quando si è homeport il crocierista non scala solo nel posto per poche ore, ma utilizza il porto per imbarcarsi e sbarcare, significa che sta in quel posto qualche ora in più, generalmente qualche giorno in più, e il dato statistico è che quando si è homeport il crocierista sosta 1-2 giorni in quel porto. Per essere homeport bisogna anche sviluppare pacchetti che assecondano la natura di un porto, oltre che l’infrastruttura. Un tipo di pacchetto da sviluppare è il Fly and Cruise, che coinvolga porto, aeroporto, Agenzia delle Dogane e le città, per consentire al turista che arriva con l’aereo di imbarcarsi. A Brindisi c’è un progetto che è pronto per essere realizzato, quello di Punta delle Terrare, che permetterebbe di restituire alla città una zona archeologica. Ma vi è di più: un progetto incredibile, che si può realizzare solo a Brindisi. Quello di fare attraccare le navi nell’aeroporto, utilizzando la banchina attualmente in uso alle Nazioni Unite, che ben volentieri riqualificheremmo a nostre spese così da permettere al crocierista di non lasciare mai l’area di security”. Tutte queste dichiarazioni, purtroppo per Brindisi, non trovano riscontro oggi 6 agosto 2019.

Ma perché il presidente di OPS (Operatori Portuali Salentini) è così infuriato? Perché castrare un porto già martoriato da scelte scellerate? E’ d’uopo specificare che l’aeroporto di Brindisi ha, per assurdo (e qui il paradosso), un cono d’atterraggio inferiore rispetto a tutti gli altri aeroporti d’Italia. Per questo la esecuzione dei lavori, purtroppo, rimasti solo sulla carta, avrebbe giovato anche al porto. Ad oggi, le navi non posso entrare perché con un grado del cono di atteggio così basso ostacolerebbero la discesa dell’aeromobile, aumentandolo, invece, si eviterebbero forti e costanti disagi. “Neppure la gru di Costa Morena, ad esempio, può operare, sempre per colpa del cono di atterraggio”, dichiara Titi.

“Tutto ciò che è stato detto in sede di conferenza stampa atta a promuovere l’inizio dei lavori per l’allungamento della pista dell’aeroporto di Brindisi è svanito nel nulla, in una bolla di sapone – prosegue Titi – non capisco perché non siano iniziati e terminati i lavori che hanno promosso. Ciò che non hanno fatto penalizza il porto di Brindisi, al quale non viene data l’attenzione che merita. Chiedo che questo benedetto grado di atterraggio venga adeguato, onde evitare disagi alle navi che vogliono, e sottolineo vogliono, venire a Brindisi. Stiamo discutendo da anni su questa limitazione ed è ora di intervenire, a fronte anche dei 51milioni di euro stanziati che servono per allungare la pista, in modo che l’aereo possa atterrare più avanti rispetto all’attuale punto, avendo un grado di discesa più alto. Perché – si chiede ancora il presidente di OPS – non è stata posata quella famosa pietra che avrebbe dato il ‘la’ ai lavori di adeguamento? Ad oggi, tutto tace”.

Basti pensare, infatti, che ad uno yacht di 46 metri, con a bordo turisti intenzionati a fare una vacanza a Brindisi, a due giorni dall’arrivo (3 agosto scorso), è stato vietato l’ingresso nel porto interno, proprio di fronte alle Colonne Romane (posto, tra l’altro, che è avulso dalle limitazioni dovute dall’aeroporto, in quanto decisamente fuori raggio d’azione di qualsivoglia aereo). OPS ha dovuto dire di “no”, ob torto collo, dirottando, così, i turisti ad Otranto. “Fa rabbia negare l’entrata ad imbarcazioni – sbotta Titi – perché il diniego originario è pervenuto da ENAC. Noi chiediamo che con ENAC si instauri un dialogo e che non vieti sempre tutto. Vogliamo capire la logica che viene adottata per cotanti dinieghi. Noi – conclude – spendiamo migliaia di euro per promuovere la Puglia e Brindisi nelle fiere ed ogni volta, per colpa di altri, ci troviamo con un pugno di mosche in mano. Siamo stanchi”.

Tommaso Lamarina

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