SAN VITO DEI NORMANNI – Sono stati sorpresi in una masseria in agro di San Vito dei Normanni mentre macellano clandestinamente cinque agnelli; altre quattro pecore, invece, ancora vive erano in procinto di essere macellate. Denunciati i proprietari della masseria, nonchè dieci cittadini originari del Marocco, tutti residenti in provincia di Brindisi, per il reato di macellazione clandestina di animali.

I Carabinieri della Stazione di San Vito dei Normanni, a conclusione di accertamenti, hanno deferito in stato di libertà dodici persone indagate per macellazione clandestina di animali e preparazione di carni in luoghi diversi dagli stabilimenti e dai locali appositamente deputati. Si tratta dei proprietari di una masseria  in agro di San Vito dei Normanni e  di dieci persone, tutti cittadini originari del Marocco, residenti in vari comuni della provincia di Brindisi.

In particolare,  in occasione della “Festa musulmana del Sacrificio”, i militari operanti hanno sorpreso gli indagati nelle aree e terreni adiacenti alla masseria di contrada Carroni mentre macellavano clandestinamente cinque agnelli, senza osservare le previste procedure di tutela e stordimento nei confronti degli animali né quelle igieniche per il trattamento delle carni. Nell’ambito dell’attività, effettuata anche con personale del Servizio Veterinario dell’ASL di  Brindisi, sono state sequestrate quattro pecore ancora vive in procinto di essere macellate, nonché  un pugnale di 25 cm, altra attrezzatura e un gonfiatore elettrico, utilizzati rispettivamente nelle attività di uccisione e scuoiamento degli ovini. Le carni degli animali macellati sono state sequestrate e saranno distrutte nell’inceneritore.

Dagli accertamenti è emerso che i cittadini stranieri di origine marocchina sono tutti regolari sul territorio nazionale. Per quanto riguarda il reato di macellazione clandestina di animali, di preparazione e produzione di carni in luoghi diversi dagli stabilimenti o dai locali a tale finalità riconosciuti, la norma  è contemplata dal decreto legislativo 193 del 2007, ed è punita con l’arresto  da sei mesi ad un anno o con l’ammenda fino a 150 euro in relazione alla gravità dell’attività posta in essere. La tradizione religiosa mussulmana vuole che nel giorno della “festa del sacrificio” i mussulmani sacrificano un animale che può essere un ovino, caprino, bovino o camelide che viene ucciso mediante sgozzamento con la recisione della giugulare che permetta al sangue di defluire.