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Brindisi, città politicamente in controtendenza: cosa succede? L’analisi tra centrodestra e centrosinistra

BRINDISI – Una riflessione è d’uopo, al netto del risultato delle primarie del centrosinistra, in cui ha stravinto il favorito Emiliano, questi, a Brindisi ed in provincia, ha preso un colpo ben assestato dritto nello stomaco.

Nella giornata di ieri (12 gennaio), in Puglia, si sono svolte le primarie per scegliere il candidato governatore della regione. I candidati del centrosinistra erano il presidente uscente, Michele Emiliano, Elena Gentile, Fabiano Amati e Leonardo Palmisano. Alla chiusura dei seggi, Emiliano ha asfaltato i suoi competitor, ottenendo 70,4% dei voti (56.773) sui circa 80.000 elettori, seguito dal consigliere regionale, Amati, con 14,3% preferenze (11.559 voti), dall’europarlamentare del PD, Gentile, con il 12,1% (9.753) e dal sociologo, Palmisano, fanalino di coda con il suo 3,1% (2.532). Ciò a livello reginale. Ma nella provincia di Brindisi cosa è emerso? E’ emerso che Emiliano ha subito una battuta d’arresto e che Amati ha vinto con 4.729 voti, contro i 3.755 ottenuti dal governatore in carica, vincendo a Fasano, Cellino San Marco, Cisternino, Erchie, Latiano, Montalbano, Oria, Ostuni, Pezze di Greco, San Pancrazio, San Vito dei Normanni e Torre Santa Susanna. La Gentile 819 voti e Palmisano 137.

Anche nella città di Brindisi ha vinto Amati, con 263 preferenze, subito dopo Emiliano con 127 voti, la Gentile con 26 e Palmisano con 16. Un dato sensibile che, senza dubbio alcuno, fa riflettere, e non poco. A Mesagne e Francavilla Fontana, invece, il più suffragato è stato Emiliano.

I brindisini si dimostrano, ancora una volta, elettori in netta controtendenza rispetto all’assolutismo generale. Dopo aver scelto il Partito Democratico nelle ultime elezioni locali, con la vincita al ballottaggio di Riccardo Rossi a discapito di Roberto Cavalera di Forza Italia, invertendo il trend nazionale, che ha visto il Governo giallo-verde alla guida dell’Italia (spezzatosi, poi, dopo poco più di un anno), il capoluogo sovverte anche le preferenze regionali, consacrando un disappunto inequivocabile nei confronti di Emiliano.

“Un dato preoccupante – ha commentato Francesco Cannalire, segretario del PD, raggiunto telefonicamente dalla nostra redazione – è stata la bassa affluenza alle urne (435 votanti su circa 50.000). Davanti ad una ‘chiamata alle armi’, in cui gli elettori possono esprime il proprio dissenso, votando chi vogliono, hanno preferito non andare a votare. Penso che la gente non si senta coinvolta dalla politica. Perché? Credo perché le primarie siano utilizzate per ‘fare guerra’. Basti vedere come si è svolta la campagna elettorale: non come proposta, ma come contestazioni di scelte effettuate. Le primarie non sono guerre interne. E’ questa la sfida che il centrosinistra ed, in particolare, il Partito Democratico debbono superare. Sicuramente non faccio una colpa a chi non ha votato. Personalmente ho tentato di aprire il mio partito, ma le persone temono che il PD sia sempre lo stesso di anni fa. Un grossa fetta di brindisini vede Emiliano come nemico. Ma noi dobbiamo interfacciarci con lui ed essere bravi a percepire fondi per far emergere la città. Al netto di ciò, dobbiamo sforzarci di dare un segnale di apertura già alle prossime regionali. E’ questa la vera sfida, politica. Credo, inoltre, che anche il piano di riequilibrio che stiamo attuando abbia influito sulla partecipazione. Ma è stato un atto di coraggio dell’Amministrazione”.

Duro l’attacco della destra, in particolare di Cavaliere, dirigente nazionale di Fratelli d’Italia: “Il dato provinciale è una condanna ad Emiliano ed al suo operato, nella sua triplice veste di Presidente della Regione, Assessore alla Sanità ed all’Agricoltura – ha commentato – lo scellerato piano di riordino degli ospedali brindisini, la pessima gestione dei servizi socio-sanitari e la scarsa considerazione nei piani di sviluppo delle infrastrutture della provincia hanno determinato il risultato di queste primarie”.

E’ evidente che la città abbia un problema con la classe politica dirigente, contrariamente a quanto accaduto a Mesagne, in cui c’è stato un cambio generazionale e quando il sindaco Matarrelli ha invitato i suoi elettori a recarsi alle urne, la popolazione ha risposto ‘presente’ ed ha visto la vittoria di Emiliano. A Brindisi, i renziani, LeU, i vendoliani ed Art.1 si sono astenuti. C’è anche da stigmatizzarsi sugli elettori dello stesso Rossi, storicamente contro Emiliano. Sabato, invece, il primo cittadino ed il presidente del Consiglio Comunale, Giuseppe Cellie (entrambi di Brindisi Bene Comune), hanno fornito pubbliche dichiarazioni di voto in favore del governatore uscente. Nessuna colpa da addebitare ai due esponenti politici cittadini, ma i brindisini si sono trovati tra l’incudine ed il martello, preferendo, così, astenersi (pur potendo votare per uno degli altri tre, come ha focalizzato Cannalire).

Dunque, per quale motivo la città non ha risposto? Un interrogativo che apre una fase di riflessione importante per tutto il centrosinistra.

Tommaso Lamarina

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