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VIDEO/Operazione Bronx: carabiniere corrotto, ammazzato un cane e tre donne spacciatrici per coprire figli. La deriva della provincia di Brindisi

BRINDISI – Nella mattinata odierna, in vari comuni della provincia di Brindisi (Carovigno, San Vito dei Normanni, San Michele Salentino e Brindisi), i Carabinieri del Comando Provinciale di Brindisi hanno dato esecuzione ad un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal GIP del locale Tribunale, su richiesta della Procura della Repubblica, concordante con le risultanze investigative prodotte dalla Compagnia di San Vito dei Normanni, nei confronti di 20 persone (fra cui tre donne), ritenute responsabili a vario titolo dei reati di detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti, detenzione abusiva di armi, estorsioni, corruzione rivelazione di segreti inerenti a un procedimento penale e detenzione di banconote false. C’è anche un carabinieri coinvolto nell’indagine. I dettagli sono stati resi noti in una conferenza stampa dai Carabinieri, presso il Comando Provinciale di Brindisi, alla presenza del Colonnello Raffaele Federico, del Comandante della Compagnia di San Vito, Antonio Corvino e del Tenente e Comandnate del Nucleo Operativo Radiomobile presso la stessa Compagnia, Alberto Bruno.

C’è davvero di tutto o quasi nell’operazione denominata ‘Brox’, portata a termine dai militari dell’Arma, che ha visto l’arresto di 14 misure detentive, di cui 4 in carcere: armi, droga, spaccio, banconote false, estorsione, un Carabinieri allontanato per aver ‘passato’ informazioni riservate a soggetti interessati dall’indagine e l’uccisione cruenta di un cane di proprietà di uno degli arrestati.

Tutto è partito dalla denuncia per tentata estorsione di un libero professionista di Carovigno, sotto scacco dalla criminalità locale. Le imminenti indagini, concluse in brevissimo tempo, grazie anche alla sinergia con la Procura, hanno portato all’identificazione di Armando Caccetta, il quale aveva richiesto al denunciante una somma in denaro, vantando, in maniera pretestuosa, un debito di 500 euro. Conseguentemente, grazie anche all’ausilio di intercettazioni telefoniche ed ambientali e di pedinamenti, è stata scoperchiata l’esistenza di una fitta trama tra numerosi soggetti dediti alla detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti (cocaina, marijuana e hashish), tra i Comuni di Carovigno e San Vito dei Normanni, nonché alle estorsioni ai danni di locali imprenditori. Oltre all’estorsione tentata nei confronti R.J. (già raggiunto nei giorni scorsi da minacce, culminate con un atto incendiario) è stato, infatti, possibile documentare ulteriori tentativi di estorsione da parte dello stesso Caccetta, nonché di Giovanni Saponaro, Cosimo Saponaro e Francesco Leo nei confronti di liberi professionisti e commercianti di Carovigno.

Per gli episodi di cui innanzi sono stati sottoposti a custodia cautelare in carcere: Armando Caccetta, nato ad Ostuni il 15 marzo 1983; Savio Di Gioia, nato a Mesagne il 3 febbraio 1981; Alessio Di Latte, nato a Ostuni il 29 aprile 1987; Christian Ferri, nato a Brindisi il 17 dicembre 1988; Francesco Leo, nato a Isola Capo Rizzuto il 16 gennaio 1971; Vincenzo Monna, nato a Cisternino l’11 gennaio 1984; Angelo Saponaro, nato a Cisternino il 13 dicembre 1989; Cosimo Saponaro, nato a Ostuni il 17 dicembre 1990; Giovanni Saponaro, nato a Carovigno il 21 maggio 1962; Cosimo Saponaro, nato a Ostuni il 2 giugno 1960; Mirco Scatigna, nato a Ostuni il 7 marzo 1994; Giuseppe Suma, nato a Ostuni il 14 maggio 1983; Francesco Turrisi, nato a Ostuni il 27 luglio 1976; Pietro Venerito, nato a Ceglie Messapica il 19 giugno 1991.

Sono, invece, stati sottoposti alla misura degli arresti domiciliari: Catia Cardone, nata a Ostuni il 3 febbraio 1987; Lucia Nicol Moore, nata in Inghilterra il 16 giugno 1998. E’ stato, inoltre, disposto l’obbligo di dimora nei confronti di Maria Belvedere Greco, nata a Carovigno il 12 maggio 1973. Infine, due indagati sono, allo stato, irreperibili ma le loro ricerche sono tuttora in corso.

Nelle indagini è coinvolto anche Antonello Zurlo, Appuntato Scelto in servizio presso la Compagnia dei Carabinieri di San Vito dei Normanni, sottoposto alla misura interdittiva della sospensione dal pubblico ufficio/servizio per un anno con riduzione di grado, perché in cambio di denaro forniva a Francesco Turrisi informazioni riservate circa le indagini in corso. Il militare è stato preso in flagranza di reato, proprio mentre svelava informazioni utili ai soggetti malavitosi.

Alcuni degli indagati, inoltre, hanno dimostrato di essere in stretto connubio con il tessuto malavitoso locale, disponendo illegalmente anche di armi che tranquillamente portavano fuori dalla loro abitazione, facendone anche uso. Un ruolo di primo piano rivestono Caccetta e Giovanni Saponaro (facente parte, quest’ultimo, della compagine societaria della squadra di Calcio del Carovigno e responsabile di estorsioni ai danni di imprenditori locali) capace anche di gestire e coinvolgere nell’attività di spaccio, minori di anni 18.

Nel corso dell’indagine, grazie ai sequestri di cocaina, marijuana e hashish, ed agli arresti in flagranza di reato effettuati, è emerso il coinvolgimento nell’attività di spaccio di Alessio Di Latte e Catia Cardone, che erano soliti raggiungere gli acquirenti a bordo del proprio veicolo dopo aver fatto dal luogo di rifornimento dello stupefacente, opportunamente occultato in luoghi isolati di campagna (all’interno di alberi di ulivo o di muretti a secco, in punti chiave di campagne abbandonate) e opportunamente selezionati per eludere i controlli. Inoltre, con il medesimo modus operandi, è emerso il coinvolgimento di Cosimo Saponaro, Lucia Nicole Moore, Christian Ferri, Vincenzo Monna, Giuseppe Suma, Angelo Saponaro, Korado Shahini e Mirco Scatigna detto ‘sceriffo’ (quest’ultimo aiutato dalla propria madre Maria Greco nell’attività di spaccio).

È stata inoltre documentata la spartizione territoriale dell’attività di spaccio che, per quanto riguarda la piazza di San Vito dei Normanni era demandata alle figure di Savio Di Gioia e Francesco Turrisi. Proprio alcuni dissidi scaturiti a seguito di tale spartizione territoriale ha consentito di documentare alcune tensioni tra gli indagati, enfatizzate dalla non comune pericolosità sociale di taluni di essi, come nel caso proprio di Savio Di Gioia. Quest’ultimo è infatti risultato responsabile dell’esplosione di alcuni colpi di arma da fuoco sull’abitazione del competitor in termini droga carovignese Cosimo Saponaro, ma ha sbagliato finestra, colpendo quella di un ignaro cittadino. Sempre nel corso dell’attività d’indagine, grazie alla intercettazioni telefoniche e ambientali espletate, è emerso un ulteriore spunto investigativo che, all’esito degli approfondimenti investigativi svolti dalla Guardia di Finanza di Ostuni (con accertamenti bancari, societari e tabulati forniti dall’INPS di Ostuni e Francavilla Fontana), ha consentito di disvelare un sistema di assunzioni fittizie di operai, finalizzate al conseguimento del contribuito di disoccupazione che veniva spartito con il datore di lavoro. Al termine di tutti i predetti approfondimenti investigativi, il G.I.P. presso il Tribunale di Brindisi ha emesso decreti di sequestro per equivalente nei confronti di taluni degli indagati per un importo complessivo di circa 35.000,00 euro.

Sono state, poi, posto sotto sequestro 220 kg di marijuana e 230 di cocaina e hashish. Non è tutto qui. Dalle intercettazioni ambientali di un trullo, utilizzato come ‘base’ operativa degli arrestati è stato anche ucciso brutalmente un cane, di proprietà di uno dei soggetti. Il povero animale era ‘di troppo’ ed è stato prima impiccato, sparato e poi bruciato, onde evitare che qualcuno si accorgesse della ‘base’. Si denota, da qui, la violenza intrinseca in loro. In seguito, sempre grazie alle intercettazioni, alcuni degli interessati all’operazione ‘Bronx’ sbeffeggiavano le Forze dell’Ordine, del tipo “La criminalità agisce, la Polizia dorme”. Sulla provenienza della droga sono ancora in corso le indagini.

Tommaso Lamarina

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