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Aumento mensa scolastica e rette asili nido, a rischio anche posto operatori: genitori in rivolta dagli avvocati ADOC

BRINDISI – Il Comune di Brindisi aumenta la retta sugli asili nido fino al 400%, dopo aver già aumentato i ticket per la mensa scolastica. Ammontano a 256 le famiglie pronte a dar battaglia e che minacciano di ritirare i figli da scuola. Ciò comporterebbe un rischio anche per diversi operatori delle cooperative operanti negli asili stessi. Zippo segnala discrasia tra la linea del dirigente e quella messa in atto dal sindaco.

Batte cassa, dunque, Palazzo di Città, che deve far fronte ad un delicato e difficile piano di riequilibrio finanziario pluriennale per evitare il dissesto e l’eventuale scioglimento della Giunta. Diversi tagli ai servizi pubblici sono stati già effettuati (tra cui anche quello da 1mln di euro ai servizi di assistenza domiciliare. Infatti, nella giornata di domani le lavoratrici ADI-SAD sciopereranno e avranno un colloquio con il sindaco Rossi, ndr) e sono aumentate alcune imposte. Quelle che più tengono banco, però, riguardano i ticket per la mensa scolastica (40 scuole circa ne usufruiscono) e le rette dei cinque asili nido comunali (di cui solo uno a gestione diretta, gli altri affidati a cooperative), in netto aumento rispetto al passato anno. I genitori, a loro dire, non si aspettavano una tale situazione, arrivata a ciel sereno, senza alcun preavviso e nel bel mezzo dell’anno scolastico. E’ da chiarire che le famiglie da zero a 2mila euro di reddito continueranno a non pagare nulla. Gli aumenti sono previsti dalle famiglie di seconda fascia in su. Parlando degli asili nido, le famiglie di seconda fascia, ossia quelle con reddito tra 2.000,01 euro e 4mila euro, dovranno pagare 190 euro, invece di 50 euro che versavano fino a gennaio (perché l’aumento delle rette è partito il primo febbraio scorso, ndr), più altre 38 euro del mese di giugno,  per un totale di 228 euro; la terza fascia, quella compresa tra i 4.000,01 ed i 7.500 euro, si passa da 130 a 313 euro; la quarta fascia, da 7,501 euro a 10 mila euro, passa da 190 a 376 euro; la quinta fascia, da 10.000,01 euro a 15mila euro, passa da 200 a 387 euro; la sesta, da 15.000,01 a 20mila euro, passa da 230 a 419 euro; la settima, da 20.000,01 a 25mila euro, passa da 260 a 451 euro; l’ottava fascia, da 25.00,01 a 30mila euro, passa da 270 a 461; la nona fascia, con ISEE da 30.000,01 euro a 35mila euro, passa da 300 a 493; l’ultima fascia, con ISEE superiore a 35mila euro, pagherà 546, invece di 350. Il Comune calcola la valutazione dell’importo secondo i dati delle attestazione ISEE dell’anno procedente. L’Amministrazione, però, per bocca dell’Assessore ai Servizi Sociali, Isabella Lettori, chiarisce che “le nuove tariffe sono riassorbite attraverso il Bonus Asili Nido” ma, in attesa dei lunghi tempi dell’INPS, i genitori dovranno anticipare tale somma, senza avere la certezza di un decreto attuativo. Il Bonus è rimasto invariato rispetto all’anno scorso. Per le famiglie con reddito annuo fino a 25mila euro, sono previsti rimborsi fino a 3mila euro; oltre i 25mila e fino a 40mila, rimborsi fino a 2.500 euro annui; quelli superiori a 40mila euro, rimborsi da 1.500 euro. Medesimo modus operandi per la mensa scolastica. La situazione è cambiata per le famiglia con ISEE superiore a 20mila euro: la quota per il primo figlio, con la nuova imposta, è di 3,93 euro, mentre prima era di 3,04; 2,99 per il secondo figlio, mentre prima era di 2,08.

Eppure dalla Regione arriverebbero 18mln di euro per ridurre o azzerare le rette per le famiglie con un ISEE fino a 26mila euro, a partire dall’anno educativo 2019-2020.

Al netto di tutto ciò, è stato creato un gruppo su Facebook contro, appunto, gli aumenti. Molti genitori spazientiti ed infuriati si sono incontrati questo pomeriggio (6 febbraio) agli uffici ADOC, associazione dei consumatori presieduta da Giuseppe Zippo, per parlare con gli avvocati Carlo Chiodo e Marina Leo e cercare di porre un freno a questa, pare insanabile, situazione. Vorrebbero, così, impugnare la delibera per capire se il Comune aveva o meno il potere di attuare tale decisione ad anno scolastico già iniziato oppure scrivere una lettera al Sindaco stesso per, almeno, posticipare l’aumento al prossimo anno.

“Abbiamo pensato di riunirci tutti insieme – ha spiegato Manuela Caloro in rappresentanza dei genitori – perchè questo aumento, a metà anno e non concordato, ci è sembrato inopportuno. Ora dobbiamo trovare un modo per rispondere a questa inaccettabile richiesta del Comune. C’è il rimborso Bonus Asili Nido? Sì, ma chi ha avuto questa idea, non ha mai fatto una richiesta di rimborso all’INPS. L’Ente è vero che rimborsa, ma solo mesi dopo aver versato la quota, senza certezza. Ad ogni modo, il Bonus è per la famiglia, quindi un aiuto per noi; il bonus verrebbe corrisposto in totale al Comune. Capiamo il pre-dissesto e che dobbiamo aiutare anche noi, ma in questo modo è insostenibile. Non si può pagare una retta di 400 euro al mese. L’effetto di cui il Comune non si rende conto è che, a partire da domani, molte mamme ritireranno i bambini dall’asilo. Significa che pagheranno una baby sitter, quindi comunque prenderanno il bonus e gli asili nido saranno svuotati e perderanno i posti di lavoro gli operatori degli asili. I bambini non usufruiranno di un vantaggio grandissimo, ossia quello di stare con gli altri bambini. Se fossimo stati avvisati prima, forse avremmo accettato, ma così non lo possiamo fare”.

Risvolti, dunque, anche di natura legale, come già detto: “Ci sono diversi risvolti di natura sociale, economica ed occupazionale – ha detto Giuseppe Zippo, presidente ADOC – riteniamo che quanto messo in atto dall’Amministrazione non è in linea con quelle che erano le idee del dirigente. Se andiamo a vedere il documento del pre-dissesto, con tutti gli atti allegati, il dirigente faceva riferimento ad una modifica delle condizioni in atto in favore delle famiglie a partire da giugno 2020. Si parlava di esternalizzazione del servizio, con ulteriori introiti anche dell’affitto degli immobili di proprietà comunale, ma esprimeva anche delle criticità: in riferimento all’aumento dei costi a carico delle famiglie, a livello occupazionale e ad altri aspetti che veniva comunque elencati nella delibera di Consiglio Comunale. Non ci spieghiamo come mai, da un momento all’altro, si decide di procedere con queste modalità, senza preavviso”.

Tommaso Lamarina

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