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Il ruolo centrale delle donne nella SCU: schiaffo alla mafia organizzata. Sant’Elia il cuore

BRINDISI – Scacco matto alla SCU. I Carabinieri di Brindisi hanno dato esecuzione, tra Brindisi, San Vito ed Oria, a due ordinanze di custodia cautelare emesse dal G.I.P. del Tribunale di Lecce, su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia, nei confronti di 37 indagati ritenuti responsabili, a vario titolo, di associazione di tipo mafioso, associazione finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti, estorsioni, porto e detenzione illegale di arma da fuoco e spaccio di sostanze stupefacenti. I dettagli dell’operazione sono stati resi noti nel corso della conferenza stampa che tenutasi questa mattina (13 febbraio) presso il Comando Provinciale Carabinieri di Brindisi. Centrale il ruolo delle donne. Luogo di ‘ritrovo’ era Piazza Raffaello a Sant’Elia.

Ordinanza di custodia cautelare, tra carcere e domiciliari (alcuni di essi già in carcere). I nomi: Cosimo Andriulo, nato a Brindisi l’8/7/1972, ivi residente; Marcello Campicelli, nato a Brindisi il 28/2/1964, ivi residente; Ivano Cannalire, nato a Brindisi il 6/5/1983, ivi residente; Pamela Cannalire, nata a Brindisi l’1/1/1988, ivi residente; Luigi Carparelli, nato a Mesagne 1’11/9/1990, residente a San Vito dei Normanni; Vitantonio Cocciolo, nato a Brindisi l’1/3/1994, ivi residente; Alessandro Coffa, nato a Brindisi il 9/9/1983, ivi residente; Angela Coffa, nata a Brindisi 1’1/10/1991, ivi residente; Annarita Coffa, nata a Brindisi il 7/8/1980, ivi residente; Francesco Coffa, nato a Brindisi il 23/11/1981, ivi residente; Francesco Coffa, nato a Brindisi il 18/2/1983, ivi residente; Marco Curto, nato a Brindisi il 15/9/1984, ivi residente; Giovanni D’Amico, nato a Brindisi il 18/9/1993, residente a Tuturano; D’Angelo Fabrizio, nato a Brindisi il 25/8/1972, ivi residente; Giovanni De Benedictis, nato a Brindisi il 24/5/1994, residente a San Vito dei Normanni; Renato De Giorgi, nato a Brindisi il 7/1/1978, ivi residente; Anna Gianniello, nata a Brindisi il 9/4/1981, ivi residente; Rosaria Lazoi, nata a Brindisi l’11/12/1962, ivi residente. Piero Lo Monaco, nato ad Ostuni il 18/9/1993, residente a Carovigno, località Serranova; Monica Mangione, nata a Brindisi il 7/9/1972, ivi residente; Abele Martinelli, nato a Brindisi il 24/11/1970, ivi residente; Enrico Mellone, nato a Mesagne il 18/11/1979, ivi residente; Giovanni Patisso, nato a Oria il 10/8/1964, ivi residente; Maria Petrachi, nata a Duesseldorf (D) il 29/4/1987, residente a Brindisi; Nicola Pierri, nato a Brindisi il 23/10/1969, ivi residente; Alessandro Polito, nato a Brindisi il 25/8/1981, ivi domiciliato; Giuseppe Prete, nato a Ostuni il 20/1/1992, domiciliato a San Vito dei Normanni; Cosimo Remitri, nato a Brindisi il 17 /11/1991, residente a San Vito dei Normanni; Andrea Romano, nato a Brindisi l’11/6/1986, ivi residente; Alessio Romano, nato a Brindisi l’1/10/1985, ivi residente; Vito Simone Ruggiero, nato a Brindisi il 28/6/1990, ivi residente; Cosimo Schena, nato a Brindisi il 3/7/1991, ivi residente; Cosimo Schiena, nato a Brindisi il 26/5/1972, ivi residente; Francesco Solibero, nato a Brindisi il 30/4/1986, ivi residente; Marika Stasi, nata a Brindisi il 30/12/1983, ivi residente; Salvatore Mario Volpe, nato a Brindisi il 16/10/1995, ivi residente; Gianluca Volpe, nato a Brindisi l’11/12/1997, ivi residente.

Questa mattina, i Carabinieri di Brindisi, nei comuni di Brindisi, Oria, San Vito dei Normanni e nelle Case Circondariali di Milano, Voghera, Lecce, Taranto, Brindisi e Bari, hanno dato esecuzione a due distinte ordinanze di custodia cautelare – entrambe emesse dal GIP del Tribunale di Lecce su richiesta di quella Procura Distrettuale della Repubblica, che ha condotto le indagini in un’ottica di rinnovata attenzione alla repressione di condotte di criminalità associata di stampo mafioso – nei confronti di 37 soggetti (di cui 29 in carcere e 8 ai domiciliari), ritenuti responsabili, a vario titolo, di associazione mafiosa, con l’aggravante della disponibilità di armi, associazione finalizzata allo spaccio di sostanze stupefacenti ed estorsioni, eseguite congiuntamente, su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia di Lecce per convergenze investigative su 5 soggetti colpiti da entrambe le Ordinanze di Custodia Cautelare.

Le due indagini sono state condotte rispettivamente da novembre 2014 a luglio 2019 e da gennaio 2018 ad aprile 2019 anche con l’ausilio di intercettazioni telefoniche ed ambientali.

Operazione Synedrium: La prima indagine, denominata appunto “Synedrium”, condotta dal Nucleo Investigativo di Brindisi, che ha portato all’emissione dell’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di 20 persone (di cui 7 già detenute) per associazione mafiosa, armi, estorsioni e associazione finalizzata allo spaccio di sostanze stupefacenti, nasce l’1.11.2014 a seguito dell’omicidio di Cosimo Tedesco e tentato omicidio del figlio Luca, avvenuti a Brindisi. L’attività svolta ha permesso, nella prima fase, di accertare dinamica e movente dell’efferato delitto commesso e di individuati come partecipanti, a vario titolo, i responsabili, ovvero Andrea Romano, Francesco Coffa e Alessandro Polito (tutti legati da vari vincoli di parentela tra loro: Francesco Coffa e Alessandro Coffa sono fratelli; Andrea Romano ha sposato una loro sorella, cioè Angela Coffa, mentre Alessandro Polito ha sposato un’altra loro sorella, cioè Annarita Coffa).

Le attività di indagine svolte nella fase successiva hanno consentito di raccogliere elementi probatori circa le attività illecite che venivano svolte dai nuclei familiari Coffa-Romano per favorire e finanziare l’irreperibilità dei ricercati Andrea Romano e Alessandro Polito ed anche quale fonte di sostentamento primaria dei citati nuclei familiari.

Le attività illecite poste in essere dal gruppo venivano gestite, in prima persona, dall’unico dei quattro individui in quel momento in regime di arresti domiciliari e che poteva impartire ordini ed imporre il suo carisma criminale sui loro sodali e cioè Alessandro Coffa.

Lo stesso, a causa della detenzione carceraria del fratello Francesco e dello stato di latitanza dei due cognati Romano e Polito, seppur ristretto in regime di detenzione domiciliare, continuava a gestire le attività illecite per conto del gruppo criminale capeggiato dai soggetti in precedenza menzionati. Alessandro Coffa, non potendosi allontanare dal proprio domicilio, impartiva ordini che una fitta rete di sodali tramutava in azioni il cui grado di violenza veniva deciso in base all’obiettivo illecito da perseguire.

Alessandro Coffa si attivava sia per raccogliere il denaro necessario al sostentamento del fratello detenuto, dei cognati ricercati e delle rispettive famiglie, sia per far sapere “a tutti” (nel sottobosco criminale brindisino) che non era più ristretto e che quindi vi era elemento di spicco della loro consorteria a reggere le fila del gruppo.

Lo stesso, incontrando presso la propria abitazione i sodali dell’associazione riceveva e inviava a Romano Coffa F. e Polito notizie sull’andamento dell’attività, sia attraverso i loro familiari, sia attraverso “pizzini” manoscritti, trafficava in stupefacenti che consegnava ai suoi sodali per il successivo spaccio, riscuoteva il denaro provento di tutte le attività illecite condotte dal gruppo, tra cui il traffico e lo spaccio di stupefacenti, con il quale finanziava la latitanza di Romano e Polito, il sostentamento dei loro nuclei familiari nonché gli affiliati liberi e detenuti.

L’associazione mafiosa e l’associazione finalizzata al traffico: L’attività d’indagine svolta  ha consentito di di svelare l’esistenza di un’associazione per delinquere di tipo mafioso operante nella città di Brindisi che si finanziava attraverso la commissione di attività estorsive ai danni di vari imprenditori e commercianti del posto, nonché attraverso il traffico e lo spaccio di sostanze stupefacenti e riconducibile in particolare a Alessandro Coffa e Andrea Romano che sono riusciti, nel tempo, a fidelizzare intorno a sè diversi individui che guardavano a loro come chiari punti di riferimento nel panorama criminale di Brindisi. I due risultavano già  affiliati da tempo ad alcuni esponenti della “Sacra Corona Unita” di Mesagne. Tale sodalizio, operante già in epoca antecedente all’omicidio di Cosimo Tedesco, è denominato “Famiglia Romano-Coffa”, traendo spunto come detto dai nominativi dei due principali promotori di tale organizzazione criminale, e cioè Andrea Romano e Alessandro Coffa.

I componenti, sotto la direzione operativa dei due capi, si sono avvalsi di vari sodali per la commissione del traffico di stupefacenti, consolidatosi nel tempo e che aveva permesso al sodalizio di ritagliarsi un’ampia fetta di mercato attraverso una capillare rete di spacciatori, che veniva condotta da Prete e da Remitri, con l’ausilio di altri adepti, nei comuni di San Vito dei Normanni, Oria e Carovigno mentre Coffa, attraverso altri affiliati, gestiva le attività di spaccio su Brindisi in particolare nei quartieri Sant’Elia e Paradiso.

In tale contesti è da evidenziare il ruolo svolto dalle donne per l’apporto che le stesse fornivano alla vita del sodalizio e allo svolgimento delle attività illecite dello stesso ma anche la piena consapevolezza e volontà di essere stabilmente a disposizione dell’organizzazione. I vincoli familiari che le legano agli uomini del sodalizio hanno rafforzato indubbiamente il vincolo associativo.

La rilevanza del ruolo delle donne è ancor più evidente laddove si considerino i compiti che le stesse sono chiamate a svolgere in mancanza dei mariti perché detenuti o latitanti, come nel caso di Angela Coffa, moglie di Andrea Romano, e Annarita Coffa, moglie di Alessandro Polito (prima latitante e poi detenuti in carcere per l’omicidio Tedesco), che partecipano attivamente alle discussioni relative alla gestione delle attività illecite del gruppo, alle decisioni da adottare in merito alla ripartizione dei proventi per il proprio sostentamento e quello dei mariti latitanti, con specifico riferimento anche al traffico di stupefacenti.

I pizzini: Il 13 novembre 2014 sono stati sequestrati due pizzini ai sodali Giuseppe Prete e Luigi Carparelli. Un primo manoscritto, redatto con pennarello di colore nero, conteneva gli ordini e le indicazioni che Andrea Romano trasmetteva ai suoi sodali e relative, principalmente, alla raccolta di denaro provento delle attività illecite poste in essere dal gruppo. Un  secondo manoscritto, redatto con inchiostro di colore marrone su di un foglio tratto da un’agenda settimanale, conteneva gli aggiornamenti sulle attività illecite che i sodali trasmettevano a Romano per informarlo sia dell’attuazione delle sue disposizioni che delle iniziative intraprese in suo nome. La vicenda relativa al rinvenimento dei “pizzini” è assolutamente fondamentale perché dimostra, dapprima, la pregressa, stabile e risalente nel tempo esistenza ed operatività del sodalizio, ancor prima dell’omicidio, il coinvolgimento nella vicenda di alcuni indagati: Andrea Romano, Alessandro Coffa e Vito Simone Ruggiero, autori dei “pizzini”; Giuseppe Prete e Luigi Carparelli, che avevano portato i “pizzini” a Cosimo Remitri affinchè ne riferisse il contenuto a Andrea Romano; Angela Coffa che veniva immediatamente avvisata dell’accaduto da Simone Ruggiero e commentava con quest’ultimo la vicenda, la partecipazione al sodalizio di alcuni indagati ed il ruolo di alcuni indagati all’interno dello stesso, i ruolo apicale di Andrea Romano, nonchè la frase di congedo con la quale quest’ultimo autorizzava i sodali ad agire: “Il resto fate voi, avete il mio via”.

Le armi: L’attività d’indagine condotta sull’associazione di tipo mafioso ha consentito di accertare il possesso, in capo ad alcuni sodali e comunque la disponibilità in favore dei vertici dell’organizzazione criminale, di armi da fuoco di vario genere. Le armi venivano detenute dai sodali per sottolineare con la violenza, in caso di problemi, la loro egemonia sul territorio cittadino. La citata disponibilità di armi da fuoco, è emersa: il 01 novembre 2014 quando Luca Tedesco, Luciano Tedesco e Daniele De Leo (testimoni oculari dell’omicidio di Cosimo Tedesco e del tentato omicidio di Luca Tedesco) dichiaravano che Andrea Romano, Francesco Coffa e Alessandro Polito erano tutti armati di pistole durante le fasi dell’omicidio del Cosimo e del tentato omicidio del Luca; il 25 novembre 2014 Andrea  Romano e Alessandro Polito durante uno spostamento a bordo di un autovettura noleggiata in compagnia delle rispettive consorti, in agro di Carovigno, intravedevano in lontananza una pattuglia dei Carabinieri. I due latitanti, presi dal panico, abbandonavano l’autovettura e si dileguavano per le campagne circostanti. Le due Coffa si preoccupavano che Romano avesse portato con sè la pistola di cui disponeva; il 25 febbraio 2015 Andrea Romano, all’atto del suo arresto, veniva trovato in possesso di una pistola semiautomatica cal. 9 corto con matricola abrasa con inserito un caricatore nel cui interno vi erano n. 6 proiettili cal. 9 corto/380° AUTO il tutto perfettamente efficiente; il 29 giugno 2015 Ivano Cannalire veniva tratto in arresto, in flagranza di reato, dal Comando Compagnia Carabinieri di Brindisi, poiché trovato in possesso di una pistola Beretta modello 92 FS con n.15 colpi all’interno del caricatore.

Operazione “Fidelis”: L’indagine, convenzionalmente denominata “Fidelis”, coordinata dalla Procura della Repubblica di Lecce e delegata alla Sezione Operativa della Compagnia Carabinieri di Brindisi, trae origine a seguito del ferimento mediante l’esplosione di colpi d’arma da fuoco ai danni di Damiano Truppi, evento verificatosi a Brindisi la sera del 2 novembre 2017 e per il quale, al termine delle indagini, sono stati tratti in arresto i responsabili in esecuzione di un o.c.c. il 15 marzo 2018, emessa dal G.I.P. del Tribunale di Brindisi a seguito di richiesta della locale Procura della Repubblica. Dall’attività investigativa che ne è derivata, sotto la direzione della Direzione Distrettuale Antimafia di Lecce, sono emersi taluni aspetti investigativamente utili in ordine ad un presunto traffico di sostanze stupefacenti del tipo cocaina, anche a livello internazionale, posto in essere da Renato De Giorgi.

Contestualmente, nel corso delle indagini, sono stati acquisiti gravi elementi indiziari circa l’esistenza di una stabile ed articolata associazione criminale operante nel territorio di Brindisi riconducibile alla famiglia Coffa con al vertice i coniugi Alessandro Coffa e Maria Petrachi (divenuta reggente dopo l’arresto del marito) e con componenti di rilievo Angela Coffa/Marika Stasi/Rosaria Lazoi/Alessio Romano/Francesco Coffa, in ragione del loro rapporto di parentela e del ruolo direttivo rivestito all’interno della organizzazione, tant’è vero che hanno condotto personalmente le trattative legate compravendita/cessione delle sostanze stupefacenti.

Stretti collaboratori nella attività di spaccio degli stupefacenti e stabilmente inseriti nella associazione sono risultati Abele Martinelli e Cosimo Schena, Enrico Mellone (il cui apporto è risultato fondamentale anche sotto il profilo dell’approvvigionamento di marijuana da Curto Marco) e Pamela Cannalire.

Un ruolo importante nell’attuazione dell’associazione hanno avuto i coniugi Fabrizio D’Angelo/Anna Giannello, i quali, avendo perfetta conoscenza dell’esistenza di un gruppo criminoso dedito al traffico di sostanze stupefacenti, con condotte ripetute, abituali e stabili, hanno contribuito alla realizzazione del programma criminoso, agevolando l’attività di spaccio attraverso l’occultamento dello stupefacente da loro detenuto nel caso di controlli della polizia giudiziaria procedente.

Le indagini hanno permesso di individuare due distinti e diversi canali di approvvigionamento di stupefacente (cocaina) da cui l’organizzazione si riforniva: il primo riconducibile a Renato De Giorgi ed il secondo riconducibile alla criminalità di Oria, che è stato individuato per il tramite delle conoscenze di Abele Martinelli e Cosimo Schena, nonché attraverso la mediazione di Giovanni Patisso. L’indagine ha consentito altresì di decodificare il linguaggio criptico utilizzato dagli indagati per comunicare tra loro e con gli acquirenti per mascherare sia le cessioni di cocaina che ogni riferimento circa la quantità, la qualità ed il prezzo.

Marco Curto e Vitantonio Cocciolo, pur non appartenendo all’associazione, rifornivano la stessa delle sostanze stupefacenti, ed in particolare: Marco riforniva di marijuana a Enrico Mellone che a sua volta la cedeva a Vitantonio Cocciolo. Curto risultava invece acquirente di cocaina dal medesimo gruppo; Vitantonio Cocciolo era dedito ad una costante attività di spaccio di marijuana ed in talune occasioni ha collaborato con Enrico Mellone per le cessioni di cocaina.

L’indagine, infine, ha consentito di impedire la commissione di altre e molteplici spedizioni punitive nei confronti degli acquirenti di stupefacenti inadempienti nei pagamenti, costantemente vittime di minacce e ritorsioni, anche gravi.

Tommaso Lamarina

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