Cronaca

Colpo alla SCU: il ‘pizzino’ dà, il ‘pizzino’ toglie. “Il resto fate voi, avete il mio via”

BRINDISI – Nell’indagine che ha portato ieri (13 febbraio) all’arresto di 37 soggetti facenti parte alla Sacra Corona Unita, sono stati fondamentali il sequestro di ‘pizzini’ sui quali c’era di tutto di più e le intercettazioni ambientali, che confermavano le persone del sodalizio e tutte le loro illecite attività.

I Carabinieri di Brindisi, nei comuni di Brindisi, Oria, San Vito dei Normanni e nelle Case Circondariali di Milano, Voghera, Lecce, Taranto, Brindisi e Bari, hanno dato esecuzione a due distinte ordinanze di custodia cautelare, entrambe emesse dal GIP del Tribunale di Lecce su richiesta di quella Procura Distrettuale della Repubblica, che ha condotto le indagini in un’ottica di rinnovata attenzione alla repressione di condotte di criminalità associata di stampo mafioso, nei confronti di 37 soggetti (di cui 29 in carcere e 8 ai domiciliari), ritenuti responsabili, a vario titolo, di associazione mafiosa, con l’aggravante della disponibilità di armi, associazione finalizzata allo spaccio di sostanze stupefacenti ed estorsioni, eseguite congiuntamente, su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia di Lecce per convergenze investigative, su 5 soggetti colpiti da entrambe le Ordinanze di Custodia Cautelare. Centrale è stato il ruolo delle donne, che di fatto prendevano il posto del marito, in carcere. Luogo di ‘ritrovo’ era Piazza Raffaello a Sant’Elia. https://www.brindisicronaca.it/2020/02/13/il-ruolo-centrale-delle-donne-nella-scu-schiaffo-alla-mafia-organizzata-santelia-il-cuore/

Le due indagini sono state condotte rispettivamente da novembre 2014 a luglio 2019 e da gennaio 2018 ad aprile 2019 anche con l’ausilio di intercettazioni telefoniche ed ambientali.

Fondamentale è stato il sequestro di alcuni ‘pizzini’ a due ragazzi facenti parte del gruppo. Su quei bigliettini c’erano nomi, ordini e cifre.

Il 13 novembre 2014 sono stati sequestrati due ‘pizzini’ ai sodali Giuseppe Prete e Luigi Carparelli. Un primo manoscritto, redatto con pennarello di colore nero, conteneva gli ordini e le indicazioni che Andrea Romano trasmetteva ai suoi uomini e relative, principalmente, alla raccolta di denaro provento delle attività illecite poste in essere dal gruppo. Un secondo manoscritto, redatto con inchiostro di colore marrone su di un foglio tratto da un’agenda settimanale, conteneva gli aggiornamenti sulle attività illecite che i sodali trasmettevano a Romano per informarlo sia dell’attuazione delle sue disposizioni che delle iniziative intraprese in suo nome. La vicenda relativa al rinvenimento dei ‘pizzini’ è assolutamente fondamentale perché dimostra, dapprima, la pregressa, stabile e risalente nel tempo esistenza ed operatività del sodalizio, ancor prima dell’omicidio Tedesco, il coinvolgimento nella vicenda di alcuni indagati: Andrea Romano, Alessandro Coffa e Vito Simone Ruggiero, autori dei ‘pizzini; Giuseppe Prete e Luigi Carparelli, che avevano portato i ‘pizzini’ a Cosimo Remitri affinchè ne riferisse il contenuto a Andrea Romano; Angela Coffa, moglie di Romano, che veniva immediatamente avvisata dell’accaduto da Simone Ruggiero, il quale, nel raccontare alla donna del sequestro dei ‘pizzini’, si attribuiva la paternità di quello indirizzato a Romano e che diceva di aver firmato con il suo nome di battesimo e con l’indicazione del soprannome di Alessandro Coffa e cioè “Naso” (abbreviazione di Nasone) e che commentava con quest’ultimo la vicenda; la partecipazione al sodalizio di alcuni indagati ed il ruolo di altri ancora all’interno dello stesso; il ruolo apicale di Andrea Romano, nonchè la frase di congedo con la quale quest’ultimo autorizzava i sodali ad agire: “Il resto fate voi, avete il mio via”.

La certezza in ordine alla riconducibilità a Andrea Romano e agli altri membri del sodalizio dei manoscritti rinvenuti nella disponibilità di Giuseppe Prete è emersa dalle conversazioni intercettate immediatamente dopo i fatti ed in particolare dall’intercettazione ambientale avviata il 07 novembre 2014 all’interno dell’abitazione di Alessandro Coffa. Infatti, il 14 novembre 2014 dalle ore 00:00, poche ore dopo il sequestro dei ‘pizzini’, Alessandro Coffa è stato raggiunto presso la sua abitazione da Vito Simone Ruggiero che lo informava di quanto accaduto. Quest’ultimo, nel raccontare che i due erano stati fermati all’uscita dell’abitazione di Cosimo Remitri, ha ammesso di aver scritto il secondo ‘pizzino’ rinvenuto, facendo riferimento ad alcuni nominativi ed ad alcune vicende che aveva inserito nello scritto.

Dalle intercettazioni, si evince chiaramente, dunque, il contenuto della conversazione, nel corso della quale gli interlocutori hanno manifestato la preoccupazione per quanto accaduto e la ferma disapprovazione per il comportamento di Prete che aveva autonomamente deciso di non distruggere i ‘pizzini’ mettendo in pericolo il gruppo, affermando di volerlo picchiare.

Tommaso Lamarina

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