Cronaca

Interdittiva antimafia per Igeco: TAR accoglie ricorso di Bocca di Puglia e respinge quello di Patroni Griffi

BRINDISI – Il TAR ha accolto il ricorso di Bocca di Puglia, che rimane titolare della concessione demaniale del Porticciolo, respingendo quello dell’Authority.

Era il 25 marzo del 2019 quando è iniziato il braccio di ferro tra la società Bocca di Puglia spa e l’Autorità Portuale di Brindisi, circa la rideterminazione del canone di concessione. Il ricorso presentano dal presidente dell’Ente, Ugo Patroni Griffi, è stato respinto, con Bocca di Puglia che resta nella piena titolarità della concessione demaniale e gestore della struttura, salvando i posti di lavoro. Il decreto di Patroni Griffi è arrivato a seguito all’interdittiva antimafia per il socio di maggioranza, Igeco. Bocca di Puglia si è poi dissociata, definendo una nuova governance aziendale, che non sia espressione del socio.

La società (a capitale misto pubblico/privato costituita, in data 28 dicembre 1999, su iniziativa del Comune di Brindisi per la realizzazione e la gestione di un porto turistico in località) è stata difesa dal collegio difensivo composto dagli Fabio Patarnello, Francesca Sbrana, Fabio Baglivo, Antonio Catricalà.

L’AdSP MAM aveva: disposto la revoca della concessione dell’area demaniale marittima relativa all’infrastruttura dell’approdo turistico e della licenza relativa al cavidotto interrato di 187 mq, funzionale all’alimentazione dell’impianto di videosorveglianza dell’approdo medesimo, prevedendo l’obbligo di sgomberare l’area demaniale; avviato il procedimento per la revoca della concessione e della licenza; rigettato la richiesta di autorizzazione di un piccolo locale per l’esercizio dell’attività commerciale di gelateria in locazione a Bocca di Puglia.

Il 3 febbraio scorso, il TAR del Lazio ha respinto il ricorso avverso l’interdittiva antimafia proposto da Bocca di Puglia. All’udienza del 12 febbraio, la causa è stata introitata per la decisione. Con i motivi di ricorso, che per comunanza delle censure possono essere esaminati congiuntamente, la società deduce che “l’Amministrazione avrebbe travisato l’art. 94 del D.Lgs. 159/2011, che, diversamente a quanto accaduto nel caso in esame, dovrebbe essere applicato esclusivamente al soggetto direttamente attinto dall’interdittiva antimafia e che non si presterebbe ad una interpretazione estensiva che trasferisca meccanicamente gli effetti della stessa interdittiva anche a soggetti con i quali l’impresa interdetta abbia intrattenuto ordinari rapporti giuridico commerciali”.

“L’esponente lamenta, altresì, il deficit motivazionale del decreto de quo, che non avrebbe indicato le ragioni per le quali le misure di self-cleaning adottate da Bocca di Puglia nei confronti del socio Igeco non sono state ritenute sufficienti a garantire l’allontanamento della società concessionaria dal pericolo di condizionamento e/o infiltrazione mafiosa”.

“La giurisprudenza, chiamata a pronunciarsi più volte sul punto, ha tratto un giudizio di illegittimità di qualsiasi ‘automatica’ considerazione della sussistenza di rischi di infiltrazione mafiosa in capo ad una impresa per il solo fatto che si fosse associata ad altra impresa ritenuta controindicata. Pertanto, la ‘vicinanza’ tra una impresa controindicata ed una impresa oggetto di valutazione nel procedimento volto alla definizione di un provvedimento interdittivo va apprezzata caso per caso, in relazione alle concrete vicende collaborative tra le due imprese, che vanno adeguatamente approfondite allo scopo di accertare la sussistenza di fattori oggettivi di condizionamento, non della impresa controindicata rispetto a quella in valutazione, ma solo da parte delle medesime organizzazioni criminali che hanno compromesso la posizione della prima”. Ed ancora “la possibilità che un soggetto destinatario di una misura interdittiva possa compromettere l’integrità anche di altro soggetto con il quale intrattiene rapporti giuridico economici deve dunque essere accertato in concreto, caso per caso. In particolare, secondo giurisprudenza consolidata, quando una misura interdittiva antimafia colpisce un’impresa mandante o mandataria di un r.t.i., è consentito all’Amministrazione di proseguire il rapporto di appalto con l’impresa superstite, in tal modo contemperandosi il prosieguo dell’iniziativa economica delle imprese in forma associata con le esigenze afferenti alla sicurezza e all’ordine pubblico connesse alla repressione dei fenomeni di stampo mafioso, ogni volta che, a mezzo di pronte misure espulsive, si determini volontariamente l’allontanamento e la sterilizzazione delle imprese in pericolo di condizionamento mafioso”.

Nella fattispecie in esame, “è incontrovertibilmente provato che la ricorrente ha proceduto ad adottare misure volte a sterilizzare la partecipazione di Igeco all’interno di Bocca di Puglia, ed in particolare ha sostituito l’Amministratore delegato ed ha rimosso i tre componenti il Consiglio di Amministrazione in qualche modo riconducibili all’interdittiva”.

Dunque, non è stata evidenziata la sussistenza di alcun indice diretto in relazione alla permanenza di un condizionamento diretto o di un significativo collegamento tra la proprietà Bocca di Puglia e la società Igeco, né è stato esplicitato il percorso motivazionale che ha portato a ritenere presente il pericolo di infiltrazione mafiosa. Neppure è stato contestato che la nuova governance aziendale non costituisca in alcun modo espressione, in nessuna delle sue componenti, del socio destinatario dell’interdittiva.

Il TAR, quindi, ha ritenuto che “il provvedimento impugnato sia viziato per difetto di istruttoria e deficit motivazionale, atteso che non risultano adeguatamente esplicitate le ragioni per le quali l’Autorità ha ritenuto permanere un significativo collegamento tra la proprietà di Bocca di Puglia e la società Igeco dopo le disposte misure di self cleaning societario”. Il ricorso è stato, pertanto, accolto.

Tommaso Lamarina

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