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In Italia 4 attività su 10 resteranno chiuse, invece Brindisi riapre in toto ma con dubbi e la spada di Damocle degli affitti arretrati

BRINDISI – Quasi tutti gli esercenti e ristoratori rialzeranno la saracinesca domani, dopo essere stati in dubbio. Ma graverà sulle loro casse la spada di Damocle dei canoni di locazione, con tre mensilità arretrate. E non solo.

Brindisi scalda i motori per dar gas all’economia nella ‘fase 2’, a partire da domani mattina. Tra qualche ora, infatti, tutte le attività produttive al dettaglio ed il mondo della ristorazione potranno ritornare a ‘vivere’, dopo il lockdown degli ultimi mesi, dettato dall’emergenza pandemica del coronavirus.

Torna la possibilità di pranzare fuori, di far shopping, di sostare in un bar. Ingressi contingentati, utilizzo degli spazi esterni, dai bar ai ristoranti, precauzioni per tutelare clienti e personale, ma anche tanta incertezza sul rischio di lavorare in perdita. Si può racchiudere così l’essenza della giornata di domani, 18 maggio, data pressoché storica. Secondo un sondaggio di Confesercenti nazionale, in Italia, solo sei imprese su dieci, tra negozi e ristoranti, sono pronti a riaprire già domani. Differente, fortunatamente, il trend a Brindisi, in cui quasi tutte le saracinesche si rialzeranno (rimarranno chiusi solo chi già aveva una crisi economica pregressa, ndr). I negozianti sapevano di poter riaprire già da tempo, con le dovute precauzioni. Discorso diverso, invece, per bar, ristoranti, pub e locali. Questi ultimi, infatti, fino a ieri erano decisi a non riaprire, perchè far rispettare quattro metri di distanza tra un tavolo e l’altro ed altri protocolli, specie per ambienti piccoli, sarebbe stato impossibile. Fondamentale, l’accordo delle ultime ore con la Regione Puglia, grazie al quale le maglie del decreto si sono allargate. “Fino a ieri c’era pessimismo per la metà delle attività cittadine – dichiara Antonio D’Amore, presidente di Confesercenti Brindisi, a BrindisiCronaca – poi, grazie ad un incontro con la Regione, domani ripartiranno tutte le attività, tra negozi, bar, ristoranti e locali”.

Però, è pur vero che bisogna fare i conti con tre mesi di rubinetti chiusi ed altrettante mensilità di canoni di locazione arretrati, soprattutto per quando riguarda le grosse catene, in cui i debiti (affitto e merce) vengono triplicati. “E’ stata dura e si paga lo scotto di tre mesi senza aver guadagnato un centesimo – continua D’Amore – da luglio in poi vedremo i danni effettivi di questo lockdown”.

Il 14 maggio scorso, presso Palazzo di Città, c’è stato un incontro preliminare tra il Sindaco di Brindisi, Riccardo Rossi, l’Assessore alle attività produttive e al turismo, Oreste Pinto, ed una delegazione di ristoratori brindisini. Come ripartire? In che modo vivere la città questa estate? E’ evidente che le attività dovranno svolgersi all’aperto, quindi è necessario avere ampie zone pedonalizzate, aumentando lo spazio di occupazione del suolo pubblico, senza dover pagare alcun supplemento. Si punterà anche sulla mobilità sostenibile con bici e piste ciclabili secondo quanto previsto dalla nuova normativa. Martedì prossimo, è previsto un nuovo incontro in cui verrà definita una proposta per ridisegnare in questo senso il centro di Brindisi.

Discorso più complesso riguarda i mercati cittadini. Mesagne e Brindisi, ad esempio, hanno deciso di non riaprirli. “Avremo la settimana prossima un incontro con il Comune – ha spiegato ancora D’Amore – bisogna prevedere una entrata ed una uscita e capire la capienza massima del mercato di Sant’Elia. Secondo me, strutturandolo in questo senso, si potranno rispettare le distanze di sicurezza”.

Dimenticate, secondo Confesercenti, invece, le sagre e le fiere, che scrive per mezzo di un comunicato “Mentre i nostri commercianti, i pubblici esercizi turistici e l’Italia intera si preparano alla riapertura ed alla ripresa di una vita “normale” in tempi di Coronavirus, la Confesercenti Provinciale di Brindisi vorrebbe porre l’attenzione su un intero comparto “dimenticato” ma vitale per la nostra economia turistica, quello delle fiere e delle sagre che coinvolge, solo nella nostra Provincia, migliaia di operatori commerciali ambulanti (c.d. itineranti – giostrai, luminarie, commercianti ambulanti, artigiani ambulanti, ecc.). Non si tratta solo di tutelare le famiglie di questi operatori e di metterli nelle condizioni di riprendere il lavoro, si tratta soprattutto di riattivare un settore che, attraverso feste patronali, sagre, appuntamenti della nostra tradizione popolare ricchi di storia e tradizioni, svolge un importante ruolo di attrattore turistico ed economico per molte realtà del nostro territorio. Diventa quindi fondamentale riconsiderare queste categorie all’interno dei provvedimenti economici e normativi di ripartenza regionale e comunale, intervenendo con regole chiare e misure pensate per la ripresa di queste attività e di tutto il comparto dell’attrattività e del marketing territoriale. Per questo motivo, già dai prossimi giorni, attraverso le nostre rappresentanze regionali, avvieremo una azione di sensibilizzazione nei confronti della Regione Puglia”.

Tommaso Lamarina

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