Cronaca

Perde il bambino al 9° mese di gravidanza, indagati quattro medici del Perrino

BRINDISI – Finiscono sul registro degli indagati quattro medici del Perrino. Le ipotesi di reato, in cooperazione in delitto colposo, sono di lesioni personali colpose gravi, aggravante donne incinta, responsabilità colpose per morte o lesioni in ambito sanitario, interruzione colpose di gravidanza. Il pm ha anche nominato due specialisti da fuori regione: un medico legale ed uno specialista di Ostetricia, Ginecologia e Gestosi.

Svolta nelle indagini nella aberrante vicenda relativa alla perdita del proprio bambino da parte di una donna, presso l’ospedale Perrino di Brindisi. I genitori del piccolo, nato morto, hanno sporsero denuncia contro ignoti, per accertare le cause del decesso, al netto dei tardivi soccorsi alla madre. Sulla salma del bambino è stata già effettuata l’autopsia da parte della magistratura.

Nuovi elementi nella indagini

Si cerca di far luce sulla vicenda. Emerge una particolarità nelle indagini: il pm titolare dell’inchiesta, Giuseppe De Nozza, ha nominato per l’esame autoptico sulla salama a disposizione della magistratura un medico legale ed uno specialista in Ginecologia, Ostetrica e Gestosi, professori provenienti dall’università di Ancona, nelle Marche. Non, dunque, professionisti pugliesi. Il termine per il deposito dell’elaborato dei consulenti dovrebbe essere entro febbraio, salvo proroghe. Per via degli irrepetibili esami, per ovvi motivi, il pm ha indagato anche quattro medici del Perrino. Le ipotesi di reato, in cooperazione in delitto colposo, sono di lesioni personali colpose gravi, aggravante donne incinta, responsabilità colpose per morte o lesioni in ambito sanitario, interruzione colpose di gravidanza. Ad oggi, proseguono gli interrogatori ad indagati e persone informate sui fatti.

I funerali del bambino sono avvenuti subito dopo l’esame autoptico ed è stato tumulato presso il cimitero di Brindisi. La donna, invece, è a casa, dopo un mese di ospedale, ma ancora oggi sta affrontando i postumi dei traumi psico-fisici.

La vicenda

Sepolcrale vicenda consumatasi al Perrino di Brindisi. Una donna al nono mese di gravidanza, G.M. le sue iniziali, 35enne brindisina, si recò il 19 ottobre scorso presso il Pronto Soccorso del locale nosocomio, attorno alle 13:30, a seguito di forti dolori causati da una classica ipertensione, dolori addominali e gonfiore alla gamba ed al volto. Da precisare che G.M. aveva condotto, fino ai primi giorni di ottobre, una gravidanza serena, ad eccezione di una normale ipertensione sopraggiunta, per la quale il ginecologo le avrebbe prescritto un farmaco. Non migliorando, però, ha decise di recarsi al Perrino. Qui, come di norma, avrebbe dovuto essere immediatamente licenziato il protocollo anti-Covid e il compimento del tampone. Però, tra l’arrivo e le prime cure, sarebbero passate circa due ore. Infatti, i sanitari si sarebbero occupati della donna soltanto dopo le 15:00, grazie alla solerzia di un medico.

Da un primo tracciato al bambino ancora in grembo, il battito cardiaco sarebbe risultato essere debole, per come riferito dai sanitari. Il secondo, invece, inesistente. Così, si sarebbe reso necessario il parto, che sarebbe avvenuto alle 19:30, ben quattro ora dopo i primi soccorsi, ma si sarebbe optato inizialmente per quello naturale e solo dopo avrebbero operato con il cesareo in urgenza, posto che la 35enne avrebbe iniziato a vedere offuscato da un occhio e ad accusare forti perdite emorragiche. In sala parto, il bambino nacque già morto, perché, stando quanto dichiarato dai medici, si sarebbe strozzato con un doppio giro di cordone ombelicale mentre era ancora in grembo, ecco perché il secondo tracciato avrebbe dato esito negativo. Il piccolo ebbe anche un certificato di nascita.

I genitori, assistiti dal legale di fiducia Andrea Giacani del Foro di Roma, sporsero denuncia presso la Questura di Brindisi per accertare le reali cause del decesso e capire se i soccorsi tardivi abbiano potuto in qualche modo aggravare la situazione del piccolo e della stessa donna, atteso che continuò ad essere ricoverata presso l’ospedale Perrino in quanto versava in condizioni critiche, con una funzionalità renale compromessa e fu, quindi, sottoposta a dialisi. All’epoca, il pm De Nozza dispose immediatamente il sequestro delle cartelle cliniche e l’esame autoptico della salma del piccolo.

Tommaso Lamarina

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