Cronaca

Immobilizzata e pestata con martello dai suoi spacciatori, poi la morte: arrestati padre e figlio

CEGLIE MESSÁPICA – I Carabinieri della Compagnia di San Vito dei Normanni hanno arrestato i responsabili dell’aggressione subita da Sonia Nacci, in casa sua, e morta poi in ospedale, dopo anche un intervento chirurgico.

Alle prime luci dell’alba, la Compagnia dei Carabinieri di San Vito dei Normanni, coordinata dal capitano Antonio Corvino, ha eseguito una misura cautelare a carico di Giovanni Vacca e Christian Vacca (entrambi in carcere), rispettivamente padre e figlio di 41 e 21 anni, ritenuti essere i responsabili dell’omicidio di Sonia Nacci di 43 anni, avvenuto il 22 dicembre scorso a Ceglie Messapica. La donna, secondo quando appurato dagli investigatori, venne pesta e percossa con un martello edile preso da una casa in costruzione delle vicinanze, riportando gravissime lesione, tanto da perdere la vita poco dopo, nell’ospedale di Taranto in cui venne traferita a seguito di intervento chirurgico di asportazione della milza eseguito al Camberlingo di Francavilla Fontana. Ad allertare i sanitari, il figlio 15enne, quando la donna tornò a casa, sentendosi male.

Le indagini furono affidate al NOR, diretto dal tenente Alberto Bruno. Ad oggi, secondo gli inquirenti, l’aggressione fu legate ad alcuni debiti di droga. La vittima si sarebbe recata presso la casa dei due uomini, attorno alle 2:30, per elemosinare un po’ di cocaina, nonostante avesse debiti pregressi da 125 euro. Prima, la discussione con la moglie di Giovanni Vacca. Poi, in casa dei due uomini, l’accesa lite si sarebbe protratta con la donna, fino all’intervento degli odierni arrestati, massacrandola di botte. La donna vanne immobilizzata e picchiata, anche con un martello. Sonia Nacci era alcolista e tossicodipendente, affetta da HIV e HVC.

L’aggressione

Il reato contestato a entrambi è l’omicidio aggravato in concorso, perchè “bloccandola alle spalle e facendola cadere e sbattere anche con la testa per terra, Vacca Christian, attingendola con un martello da carpentiere e con calci e pugni che le procuravano evidenti ecchimosi ed ematomi sul torace, sull’addome e sul fianco sinistro, profittando delle circostanze di tempo e di persona tali da ostacolare la privata difesa (giacché agivano in ora notturna), cagionavano la morte di Sonia Nacci, ripetutamente colpendola in modo selvaggio, così determinando anche un traumatismo della milza con ferita aperta, la cui asportazione, non evitava il decesso”.

Tommaso Lamarina

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