Cronaca

Magistrato resta ancora in carcere, Riesame rigetta richiesta annullamento ordinanza. Si andrà in Cassazione

LATIANO – Resta ancora in carcere il magistrato di Latiano. La richiesta presentata dal legale di annullamento dell’ordinanza di carcerazione o, in subordine, la concessione della misura di detenzione ai domiciliari, è stata respinta dal Tribunale del Riesame. La difesa ricorrerà in Cassazione.

Gianmarco Galiano, il magistrato di Latiano in servizio presso il Tribunale civile di Brindisi, arrestato lo scorso 28 gennaio, rimarrà ancora in carcere. Il Riesame ha, così, rigettato la richiesta presentata dal legale, Raul Pellegrini del Foro di Foggia, di annullamento dell’ordinanza di carcerazione o, in subordine, la concessione della misura di detenzione ai domiciliari. Le motivazioni non si conoscono ancora. Il Tribunale le renderà note tra circa 45 giorni. Dopo dopo le motivazioni, l’avvocato Pellegrini ricorrerà in Cassazione.

Tutto invariato, dunque, per il giudice che, secondo l’accusa, è stato dal 2012 al 2018 il vero e proprio capo di un sodalizio creato ad hoc dalla stesso, per consentirgli di svolgere la bella vita, coltivare la propria passione per la barca a vela e favorire i solidali nelle varie udienze da egli presiedute. Corruzione e riciclaggio sono i capi d’imputazione.

In sua difesa, dinanzi alla prima apparizione al Tribunale del Riesame, Galiano affermò che i soldi percepiti sono stati “solo compensi per mia moglie avvocato (Federica Spina, ora ex moglie, finita ai domiciliari, ndr)”. Dunque, non estorsioni, secondo la difesa. Le grosse somme di denaro intascate si riferiscono a due particolari vicende: il risarcimento ai genitori di un bambino disabile e di una ragazza morta in un incidente stradale. In relazione al primo caso citato, il legale del magistrato, in quell’occasione fece presente che Galiano, in forza dei rapporti confidenziali con la famiglia del piccolo, aveva prestato in passato più volte il proprio suv, un Range Rover, “per recarsi più comodamente a Roma, in occasione delle visite mediche che il piccolo doveva sostenere presso l’ospedale Bambin Gesù”. Dunque, secondo la difesa, i 150mila euro ottenuti sarebbero l’onorario dell’avvocato Spina.

Nel carcere di Melfi, assieme al giudice, anche il suo commercialista, ritenuto il braccio destro dell’organizzazione, Oreste Pepe Milizia. Per quest’ultimo la decisione del Riesame è attesa per il 23 febbraio prossimo.

Tommaso Lamarina

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