Brindisi Bene Comune: “Chiusura della Pizzeria Mammanna, gravi episodi di violenza in comune. I fatti”

Brindisi Bene Comune: “Chiusura della Pizzeria Mammanna, gravi episodi di violenza in comune. I fatti”

Riceviamo e pubblichiamo comunicato stampa a firma di Brindisi Bene Comune rispetto alle conseguenze verificatisi all’interno del Comune di Brindisi in seguito alla chiusura della Pizzeria Mammanna. Di seguito il testo:
“Rispetto a quanto apparso sulla stampa e soprattutto a seguito della deprecabile vicenda consumatasi negli uffici comunali negli scorsi giorni, di cui siamo venuti a conoscenza, avvertiamo la necessità di fare chiarezza sulla chiusura della Pizzeria MammAnna e non lasciare cadere nel silenzio quanto avvenuto ai danni del personale del Comune di Brindisi.
L’apposizione dei sigilli al locale anzidetto è stata effettuata dal Comando di Polizia Municipale di Brindisi, poiché nello stesso si esercitava l’attività di somministrazione al pubblico da oltre 2 anni, senza che vi fossero i requisiti di agibilità previsti per legge.
La vicenda risale all’aprile 2020, in pieno lockdown e fermo dell’attività edilizia causa emergenza Covid 19, allorquando il settore Urbanistica del Comune di Brindisi sospendeva l’efficacia di una segnalazione di inizio attività per la realizzazione di lavori edili nel locale in questione, presentata dal tecnico di fiducia della proprietà, senza aver previamente chiesto e tantomeno ottenuto l’autorizzazione da parte della Soprintendenza, trattandosi di immobile di interesse culturale vincolato con decreto ministeriale.
Noncurante dell’ordine impartito dal Comune, la proprietà faceva proseguire ed ultimare i lavori e procedeva alla presentazione di nuova SCIA per l’apertura del locale e l’esercizio dell’attività di somministrazione. Anche questa segnalazione veniva sospesa dal servizio Suap perché il locale in questione, oggetto di lavori eseguiti senza titolo, non era certamente dotato di agibilità.
Anche tale ordine veniva ignorato dalla società richiedente che, non solo avviava l’attività ma allestiva con un Dehor, anche questo privo di autorizzazione, lo spazio antistante prossimo alla scalinata delle Colonne romane, fatti rintracciabili nei numerosi verbali elevati dalla polizia annonaria per occupazione abusiva di suolo pubblico, nonché in ripetuti esposti di cittadini residenti nelle vicinanze.
Sulla scorta delle segnalazioni trasmesse dagli organi di vigilanza nel settembre 2021 è stata emessa ordinanza di chiusura dell’attività abusivamente esercitata. Anche questa ordinanza non ottemperata, a cui seguono ulteriori verbali.
A seguito di ripetute richieste del settore Urbanistica del Comune di Brindisi, nell’aprile 2022 si teneva un sopralluogo con il rappresentante della Soprintendenza al fine di valutare gli abusi commessi e la possibilità di accertarne l’eventuale conformità o ripristinare lo stato dei luoghi legittimo anche per consentire, successivamente, l’esercizio dell’attività da parte della società proprietaria dell’immobile. Nessun riscontro da quella data è stato dato dalla Soprintendenza, né al Comune di Brindisi né alla società, come risultante dalle diffide operate dalla stessa nei confronti della Soprintendenza e trasmesse per conoscenza al Comune di Brindisi. Vale la pena sottolineare, per mera conoscenza di chi legge, che non è consentito operare alcun intervento sostitutivo da parte del Comune, per quanto di competenza della Soprintendenza, su immobili vincolati.
Stante il perdurare dello stato di illegalità, nel settembre 2022 è stata emessa una diffida ad ottemperare all’ordinanza di chiusura dell’attività esercitata abusivamente, confermata nello scorso mese di ottobre dal giudice del TAR Puglia, innanzi al quale la società aveva proposto impugnativa. Neppure questa diffida veniva osservata dalla società e, pertanto, lo scorso 3 novembre si apponevano i sigilli a cura della P.L.
Nella stessa giornata, un gruppo di persone tra cui i familiari della proprietaria, accompagnati dal legale di fiducia della società, inizialmente diretti presso il Sindaco Riccardo Rossi, hanno fatto irruzione negli uffici del Settore Urbanistica del Comune di Brindisi aggredendo e minacciando la Dirigente e i collaboratori, nell’insana concezione di ottenere, con la violenza, un’autorizzazione che per legge non è di competenza di quell’ufficio rilasciare. Con il solo risultato che, contro di loro, i pubblici ufficiali hanno dovuto sporgere denuncia…
Intendiamo esprimere innanzitutto solidarietà alla Dirigente Marina Carrozzo e ai propri collaboratori che hanno cercato in primis di farsi scudo dal tentativo di aggressione da parte del gruppo intervenuto, nonostante abbiano tentato di chiarire loro i fatti e gli atti, le competenze degli enti Comune e Soprintendenza (davvero ci sorprende che il legale non abbia censurato in partenza le intenzioni della irruzione dei ‘protettori’ del proprio assistito) e dichiarare intollerabile che possano avvenire episodi del genere nella Casa Comunale.
La presente per chiarire ordinatamente i fatti e, al contempo, per denunciare un clima sempre più avvelenato, di discredito, che viaggia a piede libero sulla stampa locale a danno delle istituzioni. In cima a questi attacchi, l’Amministrazione Comunale di Brindisi, in tal caso, l’Ufficio Urbanistica, bersagliato gratuitamente e pesantemente in innumerevoli occasioni.
In ultimo, ma non per importanza, vale la pena sottolineare e sollevare il tema delle questioni che competono alla Soprintendenza, i cui pareri ed autorizzazioni scontano ritardi e silenzi immemori, (certo piaga nazionale…) che inevitabilmente rallentano e bloccano i provvedimenti comunali da cui, il Comune non può prescindere, né può farne le veci.
Ritardi emblematici, ci vedono purtroppo registrare situazioni limite come quella riportata (assolutamente non giustificabili per i livelli di aggressività), inficiano sul lavoro di altri enti e nella vita reale dei cittadini, pertanto vale la pena portare l’accaduto all’attenzione pubblica e all’attenzione della stessa locale Soprintendenza di Lecce, Brindisi e Taranto, auspicando un miglioramento della tempistica negli iter che competano a tale ente. La vicenda non poteva cadere nel vuoto, anche nella speranza che episodi del genere non si ripetano più.”

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