“Cantieri edili, campi minati tra mancanza di sicurezza e lavoro irregolare”
Claudio Salamida, 47 anni, rimasto vittima di un crollo del ponteggio mentre operava all’interno dello stabilimento ex Ilva di Taranto.
Pietro Zantonini, vigilante brindisino, vittima sul cantiere dello Stadio del Ghiaccio di Cortina d’Ampezzo in costruzione per le Olimpiadi.
Nella mattinata di mercoledì 14 gennaio, un operaio cinquantenne di Montalbano, dipendente di un’impresa di impianti elettrici, è rimasto gravemente ferito in seguito ad un incidente sul lavoro durante la ristrutturazione di un’abitazione.
Questa è lo specchio di un’Italia, in cui, si continua morire di lavoro, perché si tende ad abbassare la guardia su alcuni fenomeni che precarizzano i vari contesti produttivi.
Purtroppo anche sul territorio brindisino, l’assenza di controlli e di politiche mirate al rispetto delle regole ed alla prevenzione, incoraggia gli Enti Locali ed alcuni soggetti d’impresa sleali ad approfittarne. Come Fillea Cgil Brindisi lo denunciamo da tempo: sui cantieri edili del territorio brindisino che monitoriamo quotidianamente c’è troppa elusione contrattuale, troppa approssimazione per quanto concerne le modalità di svolgimento e organizzazione del lavoro, troppo spesso viziate anche da approssimativi o quasi assenti percorsi formativi.
La contrattazione edile fornisce alle aziende la possibilità, attraverso gli Enti Bilaterali di settore, di avvalersi di formazione qualificante, anche in ingresso, necessaria a far lavorare sui cantieri i propri dipendenti in sicurezza. Non tutte le aziende colgono questa opportunità e ci si ritrova perciò, spesso, dinanzi a dei contesti lavorativi pericolosi che portano inevitabilmente agli infortuni sul lavoro.
Come pure vanno contrastate altre dinamiche quali la mancanza di informazione, l’abbattimento dei costi del lavoro, i ritmi estenuanti per effettuare rapidamente le consegne dei lavori e la deresponsabilizzazione dei soggetti appaltanti. Dinamica, quest’ultima, che trova pieno riscontro nel grave stravolgimento del Codice degli Appalti che, con troppa facilità, consente l’aggiudicazione dei lavori anche pubblici importanti, attraverso una liberalizzazione a cascata del subappalto favorendo massimi ribassi e concorrenza sleale a danno delle imprese “sane”.
Sui cantieri edili della provincia di Brindisi, si continua ancora a lavorare senza l’utilizzo dei dispositivi di protezione collettiva ed individuale, come è emerso anche dai recenti controlli fatti dagli organi ispettivi su alcuni cantieri di Mesagne. Siamo stati costretti, più volte, anche con segnalazioni agli organi di vigilanza, a segnalare situazioni di lavoro pericolose, anche in occasione dei periodi caldi quando è stato spesso disatteso il rispetto dell’ordinanza della Regione Puglia che vietava categoricamente di lavorare nella fascia oraria più calda della giornata con più di 35°C.
La piaga dell’assenza di sicurezza sui cantieri edili fa il paio con un’altra problematica grave quale l’utilizzo troppo abituale di lavoro irregolare, l’elusione contrattuale come il mancato obbligo di regolarità presso le Casse Edili che spesso induce a scoprire sui cantieri edili, ditte che lavorano senza le opportune autorizzazioni, quali il DURC.
A marzo 2025, in provincia di Brindisi, come parti sociali e sindacali di settore (Ance Confindustria, FenealUil, Filca Cisl e Fillea Cgil) abbiamo siglato il Contratto Integrativo per l’Edilizia, per garantire più riconoscimenti e diritti ai lavoratori (indennità di trasporto, carenza malattia, indennità di mensa, reperibilità). Stiamo purtroppo riscontrando frequenti inadempienze riguardo le norme contenute in esso. Come pure denunciamo un altro fenomeno grave quale l’utilizzo improprio e troppo frequente del lavoro a tempo determinato, con proroghe dei contratti esagerate che aumentano il ricatto occupazionale dei lavoratori i quali per paura di un mancato rinnovo, spesso evitano di rivendicare soprusi ed irregolarità.
E poi ci sono anche quei datori di lavoro “furbi”, coadiuvati dai rispettivi consulenti, che essendo indebitati non possono regolarizzarsi con le Casse Edili e aprono una nuova ditta invitando i lavoratori a dare le dimissioni di un contratto a tempo indeterminato dalla vecchia azienda per poi essere assunti con la nuova, spesso con contratto a termine, perdendo il diritto della stabilità contrattuale.
Per non parlare poi di quelle realtà in cui vige il contratto “a giornata” con il quale le aziende garantiscono ai lavoratori solo l’importo pattuito “privatamente” della paga giornaliera, negando agli stessi tutti gli altri diritti contrattuali (indennità di malattia/infortunio, cassa integrazione x pioggia, lavoro straordinario, mensa, trasferta…). E se non accetti vai a casa. Bisogna fare ancora tanto in questo territorio per affermare la cultura della sicurezza e del lavoro regolare per questo rivendichiamo spesso maggiori controlli da parte delle Istituzioni e degli organi ispettivi anche se purtroppo continua a mancare, da parte del Governo, un serio investimento sulla lotta all’emersione del lavoro nero ed irregolare, lotta all’evasione fiscale, potenziamento degli organi ispettivi e di vigilanza.
E’ inaccettabile che ancora nel 2025 un padre di famiglia, prima di uscire da casa per andare a lavoro, deve pregare di poterci fare ritorno.