Cinque locali del centro storico finiscono sotto sequestro: giro di vite sulla movida a Brindisi
Nuovo intervento della magistratura sulla movida brindisina. Cinque locali del centro cittadino sono stati sottoposti a sequestro preventivo su disposizione del gip Simone Orazio, al termine di un’attività investigativa condotta dalla divisione di polizia amministrativa della questura di Brindisi. Il procedimento è coordinato dal pubblico ministero Francesco Carluccio.
Ai gestori delle attività viene contestata, in particolare, la violazione dell’articolo 659 del codice penale, che punisce il disturbo del riposo e delle occupazioni delle persone. I provvedimenti riguardano i locali La Plaza, Bar da Felle, Opera Lounge Bistrot, Room 46 e Niklas, tutti situati in una zona del centro storico da tempo al centro di tensioni tra residenti e operatori del settore.
Il tema del difficile equilibrio tra intrattenimento notturno e diritto alla quiete non è nuovo a Brindisi. Già nel novembre 2024 il sindaco Giuseppe Marchionna aveva firmato un’ordinanza che prevedeva la sospensione di dj set e utilizzo delle console per trenta giorni nei confronti di alcuni esercizi commerciali. Un atto amministrativo che oggi rientra nel dibattito giudiziario e viene richiamato anche in un procedimento pendente davanti al tribunale cittadino.
In quel processo, i residenti del centro si sono costituiti parte civile, assistiti dall’avvocato Francesco Monopoli. La prossima udienza è stata fissata per il 6 marzo 2026.
Il sequestro preventivo è stato eseguito nella giornata di ieri, lunedì 9 febbraio 2026, dagli agenti della polizia amministrativa guidati dal dirigente e vicario del questore, Vincenzo Zingaro. I legali degli indagati hanno ora la possibilità di presentare ricorso al Tribunale del Riesame per chiedere la revoca del provvedimento.
La vicenda affonda le sue radici nel luglio del 2021, quando circa sessanta famiglie residenti nella zona compresa tra il centro storico e l’area del Nuovo Teatro Verdi presentarono un esposto denunciando una situazione definita ormai insostenibile. Al centro delle segnalazioni, non solo il rumore notturno, ma anche l’uso ritenuto eccessivo degli impianti di amplificazione, con musica diffusa all’esterno dei locali fino a tarda notte.
Il sequestro rappresenta l’ultimo sviluppo di una storia lunga e complessa, che continua a dividere la città tra chi difende la vitalità della movida e chi, invece, parla apertamente di “malamovida” e chiede il rispetto del diritto al riposo.
