Di silenzio si può anche morire!

Di silenzio si può anche morire!

Riceviamo e pubblichiamo comunicato stampa del Capogruppo del PRI Gabriele Antonino sui ritardi con cui la Soprintendenza esprime i propri pareri in merito agli interventi edilizi da eseguirsi nel centro storco di Brindisi e sul mancato esercizio da parte della Amministrazione Comunale del potere sostitutivo. Di seguito il testo:
“Con l’inflazione al 12%, il caro dell’energia e la contrazione dei consumi oggi avviare una nuova impresa è una scelta temeraria. Diventa poi quasi impossibile se la nuova attività è localizzata nel centro storico del Comune di Brindisi e necessita per il suo avvio della esecuzione di opere edili. E’ prassi costante della Ripartizione Urbanistica, infatti, richiedere il parere preventivo della Soprintendenza Archeologica Belle Arti e Paesaggio per le provincie di Brindisi, Lecce e Taranto per tutti quegli interventi edilizi da effettuare su immobili localizzati nelle cosiddette “aree contermini”, ossia la porzione della città entro le antiche mura. Ed è esperienza consolidata che la Soprintendenza esprima il proprio parere dopo anni dalla ricezione della richiesta. Con la conseguenza che l’avvio della nuova attività deve essere rinviato sine die. Se però il titolare dell’attività ha ricevuto un finanziamento pubblico il problema diventa ancor più serio laddove si consideri che spesso i Bandi prevedono l’obbligo di rendicontare il finanziamento ricevuto entro un termine dato (solitamente sei mesi) pena la revoca delle agevolazioni ottenute e la restituzione delle anticipazioni ricevute. Non si riesce a comprendere, allora, perché la Ripartizione Urbanistica del Comune di Brindisi non si avvalga del silenzio assenso e del potere sostitutivo introdotto dalla legge n. 80/2005 (cosiddetta Legge MADIA) che ha previsto per tutte le Amministrazioni pubbliche l’obbligo di esprimere il parere richiesto dalle altre Amministrazioni entro un termine certo. Che, per i pareri di cui all’articolo 21 del Decreto Legislativo 42/2004 (cosiddetto codice dei beni culturali e del paesaggio) è di 90 giorni.
Salvo intervenire in maniera tempestiva laddove l’azienda, stanca di aspettare un parere che non arriva mai, esegua comunque i lavori, presenti un progetto in sanatoria e avvii l’attività. Negando, in questo caso, l’agibilità dei locali e disponendo la chiusura dell’attività.
Insomma un atteggiamento inutilmente vessatorio che mortifica la voglia di avviare nuove imprese nel centro storico che pure, a parole, si dichiara di voler valorizzare.
Su questo tema presenterò una interrogazione consiliare nel perdurante silenzio degli Ordini professionali e delle Associazioni di categoria che ben potrebbero rappresentare il problema alla Amministrazione Civica.”

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