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Finanziamenti garantiti dallo Stato, in 145 indagati tra Brindisi e Lecce alla chiusura dell’inchiesta. Contestate oltre 250 ipotesi di reato, coinvolti nomi illustri del brindisino

Un presunto sistema finalizzato a ottenere finanziamenti bancari assistiti da garanzie pubbliche attraverso documentazione che, secondo gli investigatori, sarebbe stata alterata o non corrispondente alla reale situazione economica delle imprese. È questo il quadro delineato dalla Procura della Repubblica di Brindisi, che ha notificato l’avviso di conclusione delle indagini preliminari nei confronti di 145 persone, destinatarie complessivamente di 252 contestazioni. L’attività investigativa, coordinata dal pubblico ministero Francesco Carluccio e condotta dalla Guardia di Finanza, riguarda fatti che sarebbero stati commessi tra il 2019 e il 2023.
L’avviso di conclusione delle indagini rappresenta una fase del procedimento che precede l’eventuale richiesta di rinvio a giudizio e non costituisce un accertamento di responsabilità. Le ipotesi formulate dagli inquirenti dovranno infatti essere valutate nelle successive fasi processuali, nel pieno rispetto del principio di presunzione di innocenza.
Secondo la ricostruzione investigativa, il gruppo avrebbe operato individuando imprenditori, commercianti, gestori di attività di ristorazione e bar, professionisti e titolari di imprese individuali che, a vario titolo, si sarebbero prestati a richiedere finanziamenti bancari garantiti dallo Stato, compresi quelli introdotti durante l’emergenza Covid-19. L’accusa sostiene che le pratiche sarebbero state predisposte sulla base di dati economici e reddituali che sarebbero stati artificiosamente incrementati per consentire l’accesso al credito anche in assenza dei requisiti previsti.
Tra le contestazioni figurano, a vario titolo, due presunte associazioni per delinquere, indebita percezione di erogazioni pubbliche, malversazione, truffa, riciclaggio e favoreggiamento personale.
Uno dei filoni dell’indagine riguarderebbe una presunta organizzazione composta da undici persone che, secondo la Procura, avrebbe avuto il compito di favorire l’ottenimento di finanziamenti assistiti dal Fondo Centrale di Garanzia per le Piccole e Medie Imprese attraverso pratiche che avrebbero riportato informazioni non veritiere su fatturato, ricavi e costi del personale. Le somme richieste sarebbero state garantite, in diversi casi, dallo Stato anche nella misura del 100 per cento, come previsto dalla normativa emergenziale introdotta durante la pandemia.
Gli investigatori ipotizzano che, una volta ottenuta l’erogazione, parte del denaro sarebbe stata retrocessa ai presunti organizzatori secondo accordi che sarebbero stati definiti in precedenza. La banca coinvolta nelle richieste di finanziamento – la Banca Popolare Pugliese – viene indicata negli atti d’indagine come parte estranea ai fatti contestati e, secondo l’impostazione accusatoria, avrebbe operato senza essere a conoscenza dell’eventuale falsità della documentazione presentata.
La Procura individua ai vertici del presunto sodalizio un commercialista residente a Squinzano e un uomo residente a Surbo, ritenuti dagli investigatori i promotori dell’organizzazione. Tra gli indagati figurano inoltre una dipendente dell’istituto di credito e l’ex assessore del Comune di Brindisi Michele Didonna, nei cui confronti vengono formulate contestazioni che dovranno essere vagliate nelle sedi giudiziarie competenti. Secondo gli inquirenti, l’ex amministratore avrebbe messo a disposizione la propria esperienza nel settore dei finanziamenti pubblici e la rete di contatti maturata negli anni per individuare potenziali beneficiari delle pratiche.
Nell’inchiesta compare anche il consigliere comunale di Brindisi Nicola Didonna, figlio del precedente ed esponente di Futuro Nazionale e rappresentante legale di una società operante nel settore dei rilievi ambientali. Nei suoi confronti la Procura contesta, in concorso con altri, le ipotesi di malversazione, indebita percezione di erogazioni pubbliche e truffa per un finanziamento quantificato in circa 6 mila euro. Al consigliere non vengono invece contestati reati associativi.
Un ulteriore capitolo dell’indagine riguarda alcune società che, secondo la ricostruzione accusatoria, sarebbero state costituite esclusivamente per accedere ai contributi e ai finanziamenti garantiti dallo Stato. Gli investigatori ritengono che tali imprese sarebbero state prive di una reale struttura operativa, senza dipendenti, sedi effettivamente funzionanti o un concreto progetto imprenditoriale, mentre le previsioni relative ai costi del personale e all’attività economica sarebbero state predisposte esclusivamente per ottenere il via libera alle richieste di credito.
Con la notifica dell’avviso di conclusione delle indagini preliminari, gli indagati avranno ora la possibilità di depositare memorie difensive, produrre documentazione, chiedere di essere interrogati o formulare ulteriori istanze prima che la Procura assuma le proprie determinazioni sull’eventuale esercizio dell’azione penale.
L’inchiesta rappresenta uno dei procedimenti più estesi coordinati negli ultimi anni dalla Procura di Brindisi in materia di presunti illeciti connessi all’accesso a fondi pubblici e finanziamenti garantiti dallo Stato, strumenti che durante l’emergenza sanitaria erano stati introdotti per sostenere imprese e attività economiche colpite dalla crisi pandemica

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