Happy Casa Brindisi, a tutto motore in giro per il globo: la storia di Dikembe Dixson

Happy Casa Brindisi, a tutto motore in giro per il globo: la storia di Dikembe Dixson

Dikembe non può essere un nome qualunque per chi ha fatto della pallacanestro il suo scopo primario nella vita. Dikembe Mutombo è stato una vera icona, Hall of Fame e All Star NBA degli anni ’90 e 2000, fonte di ispirazione per una generazione che ha sognato di volare a canestro come lui. Dixson deve il suo nome al campione africano, anche se ormai è per tutti Kembe, il nuovo giocatore biancoazzurro.

“Sono molto emozionato e non vedo l’ora di iniziare – le prime parole dell’ala americana – Il mio obiettivo principale è di legare molto bene con tutti i miei nuovi compagni, di imparare velocemente e spero di poter vincere molte partite. Voglio godermi al massimo questa opportunità”.

Nato a Freeport, nell’Illinois il 6 settembre del 1996, Dixson si abitua sin da piccolo a continui spostamenti a causa del lavoro itinerante dei suoi genitori e frequenta quattro High School differenti in West Virginia e Kentucky. Al John Lucas Midwest Invitational nel 2013, si mette in mostra giocando alla pari contro alcuni top player e dimostrando di essere allo stesso loro livello, se non meglio. La scelta del college per la carriera universitaria viene maturata da Kembe e la sua famiglia, dopo varie visite alla University of Illinois di Chicago. Quando Chin Coleman, all’epoca assistente allenatore, chiese ai Dixson di passare al college UIC a poche miglia di distanza da casa, inizialmente rifiutarono. Alla fine accettarono una visita di cortesia al nuovo allenatore dei Flames, Steve McClain, e fu a quel punto che scattò la scintilla rimanendo sorprendentemente impressionati.
“Passarono alcuni giorni e dissi a mio padre: ‘Penso di voler andare all’UIC’. Lui mi disse: ‘Stavo per chiamarti su per le scale e dirtelo. Altre scuole mi volevano ma non avevano bisogno di me. Coach McClain mi presentò il programma e mi fece capire quanto avessero bisogno di un ragazzo come me”.
L’allenatore americano che ha lavorato a stretto contatto con Victor Oladipo, Cody Zeller e Noah Vonleh, tre atleti che hanno spiccato il volo in NBA e dove sono tutt’ora ancora protagonisti, convince Kembe e diventa la sua prima scelta della stagione. Una vera testimonianza di stima e ammirazione.
Al primo anno da matricola impressiona tutti e viene eletto all’unanimità ‘Freshman of the year Horizon League2016’ con una media di 19.8 punti e 7.3 rimbalzi, inserito nel secondo quintetto della All-Horizon League. Stabilisce il record di conference totalizzando ben 594 punti, battendo il precedente scorer stabilito da Mark Miller. Dixson si classificò anche secondo per minuti giocati, così come settimo nei rimbalzi. Un impatto monstre, scatenando scout, articoli e previsioni di una carriera in netta parabola ascendente.
“Ho lavorato con molti giocatori davvero bravi e Dikembe fa certamente parte di questa cerchia – afferma coach McClain – nonostante le grandi performance, è autocritico con sé stesso e anno dopo anno ho cercato di alzare sempre più l’asticella su vari aspetti: difesa, recuperi, percentuali al tiro. Al termine di un match in cui aveva tirato con 10/15 ai tiri liberi, decise di focalizzare la sua attenzione su quella statistica. Passò l’intera estate ad allenarsi giorno e notte dalla linea della lunetta”.
Il periodo d’oro di Kembe si interrompe però bruscamente sul più bello. Dopo un precampionato in cui viene inserito nel miglior quintetto, indicato da alcune testate accreditate come Street & Smith e Lindy come MVP della preseason, subisce un serio infortunio ai legamenti del ginocchio (ACL).
“Ho pianto quando i medici mi hanno dato il verdetto – rivela Dixson – Sono stati giorni emotivamente terribili, credevo di non poter mai più riprendere a giocare. Solo dieci partite disputate e una montagna da scalare. Non sono tornato a casa in estate, ogni giorno ero in palestra per fare allenamento o pesi. Ho fatto lezioni estive, un sacco di ore, un lavoro che ha dato i suoi frutti”.
Torna in campo e lo fa alla ‘Kembe’. Una stagione da 14,2 punti, 3,5 rimbalzi e 1,3 rubate per gara, in 29,7 minuti di gioco e una voglia sempre più crescente di competere con i migliori. Partecipa al ‘Professional Basketball Combine’ giocando davanti a scout e addetti ai lavori NBA poche settimane prima del Draft e in un ‘3 vs 3’ si trova in squadra con Darius Thompson e JP Macura contro Wes Clark, LiAngelo Ball e Rodney Bullock. Una sfida senza esclusione di colpi e trash talking che è ancora possibile gustarsi su Youtube dopo oltre cento mila visualizzazioni in questi quattro anni.
Non viene selezionato al draft ma Miami lo attenziona disputando con gli Heat le Summer League di Las Vegas e Sacramento. Nel 2019 firma un contratto di dieci giorni con i Washington Wizards ma viene rilasciato subito dopo. Un via-vai di trade e scambi che lo portano a fare e disfare le valigie in G-League ai Windy City Bulls e Capital City Go-Go. L’aspirazione di Dixson tuttavia è quella di diventare un giocatore professionista, a tutti i costi, con o senza il pallino del mondo USA e NBA.
Decide quindi di rimettersi completamente in gioco, senza remore e pregiudizi. Dal 2019 al 2022 gioca in Libano, Brasile, Macedonia, Lussemburgo e Svizzera. Una carriera oltreoceano da costruire con pazienza, volontà, dedizione e voglia di migliorarsi un passo alla volta.
Ora la grande opportunità in Italia, a Brindisi. Un suo ex compagno ai Flames, che ora ritroverà da avversario contro Brescia, Tai Odiase ne parlò in questi termini: “È un giocatore che, semplicemente, non si stanca mai. Il suo motore è sempre in funzione. È davvero instancabile e implacabile”.
Un motore da portare al 100% a Brindisi, in biancoazzurro: benvenuto Kembe!

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