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Ordigno intercettato alla giudice Mariano: la scorta sventa l’ennesimo atto di una lunga scia di minacce

Ordigno intercettato alla giudice Mariano: la scorta sventa l’ennesimo atto di una lunga scia di minacce

Un ordigno diretto alla giudice del Tribunale di Lecce, Maria Francesca Mariano, è stato individuato e bloccato dagli uomini della sua scorta prima che potesse raggiungerla. L’episodio rappresenta l’ultimo tassello di una catena di intimidazioni che da mesi colpisce la magistrata, oggi in servizio presso gli uffici gip/gup del capoluogo salentino. Sulla vicenda gli inquirenti mantengono il massimo riserbo: nessuna informazione ufficiale è stata diffusa, vista la delicatezza del caso.
Per la giudice si tratta dell’ennesima minaccia in un clima che non conosce tregua. Dal novembre 2023 vive sotto protezione continua, una misura decisa dalle istituzioni dopo l’escalation di episodi intimidatori che hanno fatto scattare il livello più alto di tutela.
L’origine della spirale risale al settembre dello stesso anno, quando la magistrata firmò l’ordinanza cautelare dell’operazione “The Wolf”, maxi blitz antimafia coordinato dalla Direzione distrettuale antimafia di Lecce, che portò a 22 arresti. Tra gli imputati figurerebbe anche uno dei presunti responsabili di alcune delle intimidazioni. Altri episodi, tuttavia, restano senza un autore certo.
La sequenza di minacce si è protratta nel tempo con modalità sempre più inquietanti. A novembre, recatasi al cimitero di Galatina per rendere omaggio al padre Luigi, trovò nel vaso dei fiori una mezza testa di capretto, un coltello e un nastro con la scritta “Prima o poi”: un gesto macabro che ha colpito persino la sfera più intima del dolore familiare. A gennaio, invece, le forze dell’ordine intercettarono una lettera minatoria con il disegno di un crocifisso, bloccandola prima che arrivasse alla destinataria.
Nonostante tutto, la giudice continua a svolgere il proprio lavoro: presiede udienze, entra ogni giorno in tribunale, partecipa a incontri pubblici dedicati alla legalità. La sua quotidianità, però, è scandita da protocolli di sicurezza, spostamenti pianificati e presenze costanti. Una libertà vigilata che accompagna ogni gesto.
È una condizione paradossale: non la conseguenza di una colpa, ma il prezzo pagato per aver esercitato la propria funzione. Anche le azioni più semplici – fare la spesa, visitare un luogo caro – diventano operazioni da organizzare nei minimi dettagli. Una vita sorvegliata, imposta non da una sentenza, ma dall’ombra persistente della minaccia.
STEFANAZZI (PD): “SOLIDARIETÀ A GIUDICE MARIANO. RAFFORZARE PRESIDI DI SICUREZZA” LECCE (ITALPRESS) –
“Esprimo la mia piena e convinta solidarietà alla magistrata Maria Francesca Mariano, oggetto di gravi e ripetute intimidazioni. Colpire un magistrato significa colpire lo Stato, la legalità e la libertà di tutti i cittadini. A lei va il ringraziamento per l’inesauribile impegno nella lotta alla criminalità e il sostegno mio personale e quello di un’intera comunità che non intende arretrare di un millimetro di fronte alla violenza e alle minacce della criminalità organizzata”. Così Claudio Stefanazzi, deputato leccese del Partito Democratico.
“Questo è l’ennesimo caso inquietante che conferma purtroppo una recrudescenza preoccupante della pressione criminale nel Salento.
Non si tratta di fatti isolati, ma di segnali che alzano il livello dello scontro e che richiedono, di conseguenza, una risposta forte, coordinata e immediata da parte dello Stato per evitare che la Puglia torni ad essere un luogo in balia della criminalità di stampo mafioso. Per questo è indispensabile rafforzare la presenza delle forze dell’ordine sul territorio e accelerare l’attivazione di nuovi presidi di sicurezza. A questo fine, stamattina ho provveduto a sollecitare il Ministro Piantedosi, tramite una interrogazione parlamentare, per comprendere lo stato di attivazione del commissariato di polizia che dovrebbe sorgere a San Piet ro Vernotico. Quella struttura, attesa da anni, rappresenta un tassello fondamentale per garantire maggiore controllo del territorio e maggiore protezione per cittadini e operatori economici”.
“Purtroppo – conclude il dem – da alcune fonti si apprende che il progetto sarebbe fermo al Ministero dell’Interno in attesa della firma di Piantedosi. Sarebbe un fatto gravissimo, perché significherebbe lasciare scoperta un’area strategica proprio mentre la criminalità rialza la testa. Servono più uomini, più mezzi e più strutture operative. La sicurezza è un dovere dello Stato e il Ministro se ne deve fare pienamente carico”.

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