Trasporto scolastico nel caos, ritardi quotidiani sulla tratta Bozzano–Casale. Genitori esasperati pronti a chiedere il rimborso
Da metà settembre, il servizio di trasporto scolastico gestito da STP Brindisi sulla tratta Bozzano–Casale sta creando gravi disagi a studenti e famiglie.
Dal 16 settembre infatti, i mezzi sarebbero arrivati in orario non più di cinque volte con ritardi ormai quotidiani che costringono decine di ragazzi a entrare a scuola alla seconda ora di lezione.
“Abbiamo pagato un abbonamento di 196 euro, ma i nostri figli arrivano tardi tutti i giorni. È una situazione diventata insostenibile”, racconta una madre esasperata.
I genitori spiegano di aver già inviato numerose email di reclamo e di aver contattato più volte la società di trasporti per segnalare i continui disservizi. Tuttavia, le risposte ricevute si sarebbero limitate a un generico invito “a portare pazienza”, mentre il problema continua a ripetersi ogni mattina.
Il ritardo cronico dei mezzi sta anche provocando conseguenze disciplinari per gli studenti costretti a giustificare i “ritardi brevi” previsti dal regolamento scolastico.
Alcuni ragazzi hanno già accumulato fino a cinque ritardi, avvicinandosi al limite massimo consentito, pur non avendo alcuna colpa.
A peggiorare la situazione, anche i frequenti malfunzionamenti della motonave, che spesso risulta inutilizzabile lasciando gli studenti senza alternative praticabili.
“Siamo stanchi di promesse e scuse. Se il servizio non migliora, chiederemo un rimborso collettivo, affermano i genitori.
Questa mattina, dopo l’ennesimo ritardo, alcune famiglie hanno contattato direttamente il Comune di Brindisi. È previsto nei prossimi giorni un incontro con il Sindaco al quale i genitori intendono esporre la gravità della situazione e chiedere un intervento immediato per garantire un servizio puntuale ed efficiente.
Nel frattempo, cresce l’esasperazione tra le famiglie che ogni mattina devono fare i conti con un trasporto pubblico inaffidabile, a fronte di un abbonamento regolarmente pagato.
Un disservizio quotidiano che, dopo quasi due mesi, non è più tollerabile.