“ Non è più tempo di parole”

“ Non è più tempo di parole”

Esprimiamo forte preoccupazione per le conseguenze sul piano occupazionale che deriveranno dalla decisione di ENEL di dismettere definitivamente il polo energetico di Cerano rinunciando anche all’investimento nella centrale alimentata a gas.

E tanto non perché siamo nostalgici del carbone o facciamo il tifo per il gas, che rimane comunque una fonte fossile.

Del resto che il processo di decarbonizzazione e di transizione energetica avrebbe visto Brindisi protagonista era noto da tempo.

Il problema è che si è sin qui cincischiato piuttosto che attrarre investimenti alternativi, logorandosi in interminabili guerre di religione che hanno riguardato tanto le aziende insediate nel petrolchimico quanto le ipotesi di nuovi investimenti come quello prospettato dalla Edison.

Da questo punto di vista l’Amministrazione Rossi ha manifestato interamente la sua inadeguatezza ad affrontare un problema complesso come quello della riconversione del polo industriale brindisino.

Si è fatto finta di ignorare che la chiusura del sito ENEL di Cerano avrebbe comportato la perdita di centinaia di posti di lavoro coinvolgendo non solo i dipendenti diretti della centrale ma anche coloro che sono impegnati nell’indotto e nelle manutenzioni.

Sarà quello il maggior problema che dovrà affrontare chi guiderà la città nel quinquennio 2023/2028.

A nulla servono, pertanto, le chiamate a raccolta dell’ultima ora fatte alle associazioni datoriali e alle organizzazioni sindacali con cui in passato non si è mancato di polemizzare usando toni aspri e spesso offensivi.

Fa anche sorridere l’auspicio di Rossi a velocizzare le procedure di autorizzazioni degli impianti di produzione di energia alimentati con fonti rinnovabili.

Anche da questo punto di vista, infatti, Rossi ha mostrato il suo vero volto negando, in veste di Presidente della Amministrazione Provinciale, ogni autorizzazione per l’installazione di impianti alimentati da fonti rinnovabili.

Non siamo contrari al parco eolico offshore proposto dalla società Falck Renewables a condizione che sia convenzionalmente stabilito che le attività di fabbricazione dei sostegni e di produzione o di assemblaggio degli aerogeneratori vengano svolte in loco, coinvolgendo le aziende metalmeccaniche brindisine.

Ed i segnali che vengono da Bari non sembrano andare in questa direzione.

Riteniamo, comunque, che questo investimento, da solo, non sia sufficiente a soddisfare la richiesta di lavoro che sale forte dal nostro territorio.

E’ oramai giunto il tempo di mettere a disposizione di potenziali investitori le aree della zona industriale che sarebbe un delitto destinare ad un mega impianto fotovoltaico come vorrebbe fare il Consorzio ASI.

Tanto sfruttando appieno le possibilità derivanti dall’essere la nostra zona industriale ricompresa nella Zona Economica Speciale Adriatica.

E pretendendo che chi ha inquinato i terreni provveda alla loro bonifica come sancito di recente dal Consiglio di Stato in una sentenza riguardante i terreni dell’area Micorosa.

Riteniamo, invece, assolutamente fantasiose le idee del Sindaco Rossi di riutilizzo dell’area della centrale ENEL di Cerano per localizzare in quella zona investimenti proposti da privati.

E’ il caso del serbatoio di stoccaggio di GNL proposto da Edison.

Come se non fosse noto che bisognerebbe realizzare a Cerano un apposito pontile per consentire l’ormeggio delle navi gasiere ritardando così l’investimento di decenni e rendendolo non più appetibile.

Insomma la solita tattica dilatoria per non fare nulla!

A questo modo di governare la città bisogna opporsi decisamente dando vita ad uno schieramento ampio capace di superare gli steccati ideologici e che metta insieme tutte le forze ed i movimenti civici, le associazioni datoriali e le organizzazioni sindacali che si oppongono alla politica anti industrialista di Rossi.

Noi ci saremo.

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