Eolico offshore, Danese (Confindustria): “Servono certezze sugli investimenti. Taranto e Brindisi possono costruire una filiera industriale strategica per il Paese”
Il presidente di Confindustria Brindisi interviene sulla rimodulazione delle risorse destinate all’hub offshore di Taranto: “Non è in gioco soltanto un’infrastruttura portuale, ma la possibilità di creare in Puglia una nuova industria manifatturiera legata all’energia del mare”.
«La notizia della riduzione delle risorse disponibili per gli interventi destinati all’eolico offshore nel porto di Taranto merita grande attenzione da parte dell’intero sistema produttivo pugliese. Prendiamo positivamente atto delle dichiarazioni del ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica circa il reintegro delle somme nel bilancio 2027, ma per investimenti industriali di questa portata è essenziale poter contare su un quadro finanziario stabile e definito».
È quanto dichiara Giuseppe Danese, presidente di Confindustria Brindisi, sottolineando come la questione non riguardi esclusivamente Taranto.
«L’eolico offshore non rappresenta soltanto una sfida legata alla produzione di energia rinnovabile. La costruzione di galleggianti, torri, sistemi di ormeggio e ancoraggio, sottostazioni elettriche, impianti, sistemi digitali e di monitoraggio può generare una nuova domanda industriale alla quale le imprese italiane e specialmente quelle del Mezzogiorno possono rispondere con competenze già presenti nella metalmeccanica, nell’elettromeccanica, nell’automazione, nella robotica e nella sensoristica. Non possiamo limitarci a realizzare o adeguare le banchine: dobbiamo creare attorno ai porti un sistema produttivo capace di realizzare componentistica, strutture, impianti elettrici, sistemi di automazione, assemblaggio e manutenzione».
Secondo Danese, in questa prospettiva Taranto e Brindisi possono svolgere funzioni complementari all’interno di un’unica strategia regionale e nazionale.
«La Puglia possiede porti, aree industriali, competenze metalmeccaniche, elettromeccaniche ed energetiche che consentono di guardare all’offshore come a una vera politica industriale. Taranto e Brindisi non devono essere considerate realtà concorrenti, ma parti di una stessa piattaforma produttiva capace di attrarre investimenti e coinvolgere le imprese dell’intero territorio».
Il tema, sottolinea il presidente di Confindustria Brindisi, è quello di evitare che l’Italia si limiti ad acquistare all’estero turbine, torri, galleggianti e tecnologie, lasciando fuori dal Paese una parte rilevante del valore industriale generato dalla transizione energetica.
«La sfida è che per la filiera dell’eolico una parte significativa delle tecnologie e dei manufatti necessari venga realizzata dalle nostre imprese. Questo significa occupazione qualificata, innovazione, competenze e nuove prospettive per aree industriali che stanno affrontando trasformazioni profonde».
Per questo, conclude Danese, «è necessario accompagnare gli investimenti nelle infrastrutture portuali con strumenti destinati direttamente alla filiera produttiva, favorendo reti d’impresa, insediamenti industriali nelle aree portuali e retroportuali, innovazione tecnologica e formazione delle maestranze. Su questo terreno Brindisi e Taranto possono diventare insieme uno dei principali poli mediterranei dell’eolico offshore, costruendo una filiera industriale capace di generare investimenti, occupazione qualificata e innovazione e di rafforzare il ruolo della Puglia nella transizione energetica e nella nuova economia del mare. Ma agli imprenditori servono certezze sugli investimenti e scelte politiche ed istituzionali che indichino una direttrice precisa».